L’estate al tempo dei migranti

migranti

Per i disperati, l’estate è giocarsi
la vita sul mare
Se resti a casa, non hai futuro
sei già morto
Se provi ad attraversare il deserto,
il mare, una possibilità ce l’hai

E mentre i poveri precari della sponda
di qua si danno fuoco per avere almeno
il sussidio di disoccupazione, i poveri
che non fanno notizia nemmeno se muoiono
provano a mettersi in viaggio, da soli, uomini
donne, giovani

La meglio gioventù dell’Africa che è costretta
a usare i pochi soldi raccolti dai parenti
per salire sul Titanic Europa, che si dirige
verso i ghiacciai, con la terza classe
disperata senza lavoro che pensa al calcio
e i governanti che salvano le banche
coi soldi di tutti, e investono in armamenti

Ci salverà chi la guerra non la farà?
Ci salverà chi non crederà più al
potere delle banche?

Forse ci salveranno i nuovi giovani migranti
se si uniranno contro gli sfruttatori loro
e nostri, che sono gli stessi

(lino di gianni)

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Mio nonno si chiamava Michele

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Mio nonno si chiamava Michele

Mio nonno si chiamava Michele
mio nonno era figlio
di contadini molto poveri
mio nonno correva
mio nonno era comunista

correva scalzo chilometri
e chilometri attorno
alla campagna di Orta Nova
in provincia di Foggia
correva con le scarpette
fatte a mano dal calzolaio
del paese alle maratone
alle Olimpiadi di Los Angeles
del 1932

quando c’era il passaggio del duce
nelle vicinanze per precauzione
lo mettevano in galera come testa calda
in gioventù andò in America
e sua moglie lo fece tornare dopo due anni
dicendogli che la figlia prediletta
era gravemente malata ma non era vero
in vecchiaia andava ancora a piedi
alla fabbrica sedici chilometri ad andare
sedici a tornare
e’ morto con un buco nel piede mal curato
aveva consumato le suole correndo
da uomo libero
per le strade del mondo senza soldi
senza trucchi di medicine
con le scarpette fatte a mano
dal calzolaio del paese

la sua città natale gli ha dedicato
lo stadio del paese a Orta Nova
commosso io nipote ringrazio

(da ” Permesso di soggiorno” di Lino Di Gianni)

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Il volo di Issa

Dedicata a un amico, che oggi “prende” la terza media

Il volo di Issa

E ci fu un giorno
ci fu un giorno diverso non nero
non di solitudine anche se eravamo
in tanti in quella barca
ci fu un giorno che finalmente
io nero uscii dalla notte e arrivammo a
Terra

ma prima mio fratello rimase per sempre
nella stiva di quella barca ma di questo
capiscimi, non voglio parlare

E ci fu un giorno, un giorno speciale
in cui, su quel palco, tra amici
con i tamburi del mio paese, con lo Djembe
io cominciai una danza, sì,
una danza per volare

Io,uomo nero, potevo finalmente
alzarmi sopra la terra e passare
anche sul mare, senza confini
per dire a tutti
sono nato sulla Terra?
Allora non sono clandestino!

(lino di gianni) testimone della danza e del volo

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Bravi, i ragazzi di Avigliana

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Bravi, i ragazzi di Avigliana
Dalle 14 alle 15,30, nel gruppo di pre-A1
dovevano essere in cinque. E in cinque, c’erano
Il più bravo, del gruppo, Fofana, che gioca col
numero 2 a calcio.
Ma bravo anche Salif, che ha imparato molto.
Poi il gruppo di A1, A2, quasi al completo;
(peccato che mancassero Ussumane e Tiokoro)
Brave le due donne della Nigeria, bravo Alì
senza acca, il più bravo della classe
Bravo Haly con acca, che parla poco, ma
finalmente scherza di più
Bravo Nouhu, che forse è fidanzato con Sophia
Ancora indietro a scrivere Moussa, anche se
è capace di fare i salti mortali a teatro, suonare
il tamburo del Mali, lo Djiembè, e andare a cavallo.
Lui ha poco più di vent’anni, ma sembra un vecchio
saggio, che sorride sornione.

Souleyman e Seydou ancora indietro, ma ce la fanno
Insomma, un gruppo bello: appena entri in sintonia
con loro, ti accorgi di che belle persone, siano

Nonostante il caldo afoso, le zanzare, le serrande
rotte dell’aula, il Ramadan che non si può nemmeno
bere né mangiare, fino alle 21 di ogni sera, per un mese.

Quando chiedo:” Che lavoro ti piacerebbe fare?”
Mi dicono: meccanico, muratore, parrucchiera.
Tanto per non puntare troppo in alto.

Ma sono già diventati giovani che meritano il
rispetto di tutti noi, e quando sbagliano a scuola,
dicono “ Scusa, maestro”.

A differenza dei nostri giovani colti che emigrano,
questi ragazzi africani non avevano scuole, non avevano
soldi, non avevano reti di protezione e hanno messo
in gioco la loro stessa vita.

Spero che i loro sforzi saranno premiati, se lo meritano

(lino di gianni) 20/6/2017

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Analfabeta in lingua madre

Imparare a scrivere, per i
bambini
è grande meraviglia
la voce della madre diventa
segno magico
che fa parlare anche il silenzio

imparare a scrivere
e a leggere
per adulti privi di alfabeto
in lingua madre
vuol dire essere capaci di
ri-nascere
in mezzo alle parole di altri

Come se a un uomo
fossero spuntate ali
e nuove radci

(lino di gianni)

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Vie d’acqua

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Forse per conservare
le vie d’acqua
i codici necessitavano
di luoghi

forse i riti o gli oggetti
non generavano ricordi

Una stella cadente
non avrebbe fatto la differenza

(lino di gianni)

 

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Cent’anni di solitudine (poesia di lino di gianni)

Cent’anni di solitudine

Cent’anni di solitudine, partendo dalle
trincee del Piave, contadini analfabeti
sbattuti nella guerra dei generali di carta
dei politici che volevano morti da gettare
sulla bilancia dei confini

Cent’anni di solitudine, con Gramsci morto in
prigione,e il dopoguerra di Liberazione, con i fascisti non epurati
nell’apparato dello stato, e il sindacato di Emilio Pugno
attaccato nelle fabbriche e nei reparti confino, gli anni duri alla Fiat

Cent’anni di solitudine, con la grande illusione del 1975
finita con la Bolognina e la gioiosa macchina da guerra degli occhetto
il movimento decimato nelle fabbriche dalla marcia dei quarantamila ruffiani
e avanti con un lavoro a giornata, senza più futuro

Cent’anni di solitudine finiscono e cominciano
questa follia liberista sega l’albero mondo su cui poggiamo
l’esistenza, il popolo sceso dalle palafitte americane
ancora elegge lo scimmione totem sperando nella sua forza

Rimane solo la speranza in un popolo minuto
di donne e giovani gentili
migranti uniti nel segno del viaggio
dentro e fuori di sé, che si tramandino e difendano
il più importante dei segreti:

senza una terra sana, il cibo ti uccide
senza una terra tua, le multinazionali sono chimica di morte
senza una terra di tutti, la proprietà è un furto: quello della vita

(lino di gianni) 17/6/2017

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