Bravi, i ragazzi di Avigliana

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Bravi, i ragazzi di Avigliana
Dalle 14 alle 15,30, nel gruppo di pre-A1
dovevano essere in cinque. E in cinque, c’erano
Il più bravo, del gruppo, Fofana, che gioca col
numero 2 a calcio.
Ma bravo anche Salif, che ha imparato molto.
Poi il gruppo di A1, A2, quasi al completo;
(peccato che mancassero Ussumane e Tiokoro)
Brave le due donne della Nigeria, bravo Alì
senza acca, il più bravo della classe
Bravo Haly con acca, che parla poco, ma
finalmente scherza di più
Bravo Nouhu, che forse è fidanzato con Sophia
Ancora indietro a scrivere Moussa, anche se
è capace di fare i salti mortali a teatro, suonare
il tamburo del Mali, lo Djiembè, e andare a cavallo.
Lui ha poco più di vent’anni, ma sembra un vecchio
saggio, che sorride sornione.

Souleyman e Seydou ancora indietro, ma ce la fanno
Insomma, un gruppo bello: appena entri in sintonia
con loro, ti accorgi di che belle persone, siano

Nonostante il caldo afoso, le zanzare, le serrande
rotte dell’aula, il Ramadan che non si può nemmeno
bere né mangiare, fino alle 21 di ogni sera, per un mese.

Quando chiedo:” Che lavoro ti piacerebbe fare?”
Mi dicono: meccanico, muratore, parrucchiera.
Tanto per non puntare troppo in alto.

Ma sono già diventati giovani che meritano il
rispetto di tutti noi, e quando sbagliano a scuola,
dicono “ Scusa, maestro”.

A differenza dei nostri giovani colti che emigrano,
questi ragazzi africani non avevano scuole, non avevano
soldi, non avevano reti di protezione e hanno messo
in gioco la loro stessa vita.

Spero che i loro sforzi saranno premiati, se lo meritano

(lino di gianni) 20/6/2017

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Analfabeta in lingua madre

Imparare a scrivere, per i
bambini
è grande meraviglia
la voce della madre diventa
segno magico
che fa parlare anche il silenzio

imparare a scrivere
e a leggere
per adulti privi di alfabeto
in lingua madre
vuol dire essere capaci di
ri-nascere
in mezzo alle parole di altri

Come se a un uomo
fossero spuntate ali
e nuove radci

(lino di gianni)

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Vie d’acqua

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Forse per conservare
le vie d’acqua
i codici necessitavano
di luoghi

forse i riti o gli oggetti
non generavano ricordi

Una stella cadente
non avrebbe fatto la differenza

(lino di gianni)

 

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Cent’anni di solitudine (poesia di lino di gianni)

Cent’anni di solitudine

Cent’anni di solitudine, partendo dalle
trincee del Piave, contadini analfabeti
sbattuti nella guerra dei generali di carta
dei politici che volevano morti da gettare
sulla bilancia dei confini

Cent’anni di solitudine, con Gramsci morto in
prigione,e il dopoguerra di Liberazione, con i fascisti non epurati
nell’apparato dello stato, e il sindacato di Emilio Pugno
attaccato nelle fabbriche e nei reparti confino, gli anni duri alla Fiat

Cent’anni di solitudine, con la grande illusione del 1975
finita con la Bolognina e la gioiosa macchina da guerra degli occhetto
il movimento decimato nelle fabbriche dalla marcia dei quarantamila ruffiani
e avanti con un lavoro a giornata, senza più futuro

Cent’anni di solitudine finiscono e cominciano
questa follia liberista sega l’albero mondo su cui poggiamo
l’esistenza, il popolo sceso dalle palafitte americane
ancora elegge lo scimmione totem sperando nella sua forza

Rimane solo la speranza in un popolo minuto
di donne e giovani gentili
migranti uniti nel segno del viaggio
dentro e fuori di sé, che si tramandino e difendano
il più importante dei segreti:

senza una terra sana, il cibo ti uccide
senza una terra tua, le multinazionali sono chimica di morte
senza una terra di tutti, la proprietà è un furto: quello della vita

(lino di gianni) 17/6/2017

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Ubuntu

Ubuntu

Un mondo senza parole, con gli sguardi
che si consumano dentro piccole scatolette
cangianti
La vista dei neonati dura fino ai vent’anni,
poi termina
Poiché non sono ancora educati, il suono
dei loro vagiti, si sente,ma lo possono udire solo gli altri infanti
madri e padri vivono in mondi separati
i padroni con i loro simili, i serventi guardando televisioni

Di tanto in tanto orde di migranti approdano
a questo mondo senza cuore, alcuni si adattano
altri tornano nelle terre dove i suoni e le parole
esistono ancora

E imparano a coltivare fiori e convivere con gli animali
e poco a poco convincono i loro giovani a pronunciare
di nuovo parole importanti
amicizia, amore, solidarietà, condivisione
Tra tutte, si tramanda una convinzione degli antenati
Prima di parlare, impara a camminare nelle scarpe degli altri

(lino di gianni)   Giugno 2017afri1-1024x683

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I mar

Non far salire i fior
sulla punta dei mar
respira aspira espira
la ruota dei sazi
strazia senza guardare

Non fissare negli occhi
se non l’amore e il paese tuo
tuo figlio nascerà così bello
a sentir salir respiri
nei fior dentro gli occhi
dei mar

(lino di gianni)

foto mia

 

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In ricordo di Peppino Impastato

Non sono solo scomparse
le lucciole, nel nostro Paese
come diceva Pasolini
E’ scomparso quel senso
di condivisione che ha impedito
al nazifascismo di dominare
il mondo
Adesso, ciascuno si costruisce
il proprio muro nella testa,
e celebra il proprio distacco
dall’umanità

(lino di gianni)

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