3 I racconti delle Sindromi. La voce . (La Sindrome di Asperger)


Nell’isola, esiste una baia.L’unica parte sabbiosa di un’isola altrimenti fatta di scogli aspri e non vinti dal mare. In quel tratto di mare, una palma inclinata promette i Tropici e fornisce l’ombra necessaria a Isidore. Isidore è un ragazzino che si vede spesso correre e apparire ovunque: i suoi capelli biondi, il suo aquilone rosso e la sua voce, quando nessuno lo sente, che canta sempre la stessa canzone: Alouette, gentille alouette, Alouette, je te plumerai. Je te plumerai la tête, Je te…

Non parla mai molto, con nessuno, Isidore. Gli piace solo ascoltare le storie che racconta il nonno Clarìn, di quando combatteva nella guerra di Spagna, contro l’invasore franchista. Il nonno che diventa alto, come una Torre Saracena, quando canta per lui, con voce tonante, le canzoni della tradizione spagnola: Los cuatro generales, Los cuatro generales, Los cuatro generales¡ Mamita mía! Que se han alzado, Que se… E cosi Isidore ha scoperto un’amica importante: la sua voce quando canta, quando parla ad alta voce, quando imita il verso insistente del gabbiano. Una voce che rifiuta di cedere le tonalità bianche dell’infanzia per cedere, piano piano, a quelle brunite dell’adolescenza. Isidore, non ha mai conosciuto sua madre, esistita e de-scritta solo nei racconti del nonno Clarin: di quando lei faceva la modella per un pittore bravissimo che girava per i cieli delle Fiandre in cerca del volo dei corvi, dell’oro del grano e della sinfonia degli azzurri tra cieli, albe e mari. Dicevano che si era mozzato un orecchio per mettere a tacere la voce della sua follia.Ma il nonno Clarin glielo aveva detto, un giorno, guardando il mare. Isidore, nessuno può rinunciare a cercare il suono esatto della propria voce. Non basta cantare, Isidore, bisogna cercare il sogno che si aggrappa a quella nascita. Il ragazzo lo guardava interdetto, cosa voleva dire, il nonno, lui la sua voce la sentiva, giorno e notte, anche quando taceva. La sua voce era l’aquilone che chiedeva vento.

Isidore, la voce libera, dà fastidio. Imparalo. Devi nascondere questo dono, fino a che non sei forte abbastanza per difenderla. Perché il giorno che non la sentirai più, sarai perduto.
Sulla scogliera, in posti dove sola capra del nonno Clarin riusciva ad arrivare, Isidore guardava le uova di gabbiano, e aspettava che si schiudessero, per le promesse di nuovi voli.
-Il mondo senza mamma, diceva il ragazzo alla capretta, è un mondo che ti manca, un orlo senza confine, un bicchiere senza latte. Io sono la tua mamma, e non ti abbandonerò mai. Negli occhi di Isidore, il segreto dell’Isola, la riconoscenza della capretta, il mare che avanza e si ritira: mentre lui guarda alzarsi piano l’aquilone rosso, oltre la testa di Ondine, la statua che sorveglia l’Isola.

continua

lino di gianni

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