Poesia operaia


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Poesia operaia

Per un artista, fare l’operaio
in una fabbrica di auto,è molto
soffrire.
Soffri quando entri, nel grigio delle mura
tutti insieme come pecore nel recinto
in alto il buio e lascio fuori le stelle
Soffri in quella città trasformata,
dove i rumori sono incubi che ti seguono:
piccole presse, bum, grandi presse, alte
come due piani: ta-pum ta-pum
Quelli alla catena di montaggio sembravamo
cani col guinzaglio troppo corto per mangiare
per ottenere una zuppa misera dovevi
replicare tante volte un gesto, come una preghiera.
Per un artista, ci vuole una magia, quotidiana.
Devi poter pensare che là dentro, sotto la scorza,
come fossero minerali preziosi di miniera,
covano uomini, si , uomini
Devi pensare che sono come casseforti, cerca la
combinazione, Pietro, prova i numeri diversi.

Verrà ancora, Primavera, anche con le macchine
che si guidano da sole, ci vuole un uomo,
a costruirle, e quell’uomo ha cuore, affetti
e ali per volare, oltre le sue piccole prigioni

Verrà ancora, Primavera, con i suoi germogli lenti
con i ragazzi nelle strade e i bambini nei cortili
e i pupazzi nei cortei faranno ridere tutti i passeri
e i cagnolini, fermi ai bordi, come facevamo noi,
tenuti per mano, da piccoli
da vecchi bambini

(lino di gianni)  4 maggio 2016

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