Di quando


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Di quando partirono navi
su gusci noce e,
in numero di uno,
ne occupammo io e te
a soffiar forte nelle pagine bianche
ad asciugare le acque con carte assorbenti

nostri occhi pennini sinuosi

uccelli a gabbiani
che mangiano linee d’orizzonte

Vedi cara, quante nuvole avanzano?

Di quando la poesia fu proibita
Vietata ai bambini
Perché corruttrice
Non genera soldi né poteri
Seguirono il dito indicante
Il misfatto, cancellarono fogli
Tagliarono dita, cucirono bocche

Ma.

Di quando nel silenzio inusuale
Accadde un sentire di flauto
Capriole di un fiato ribelle

Di quando nel grigiore invernale
Nella pelle imbellettata a cadavere

Una corsa  perdifiato di ragazzi

Due uomini e una donna coi baffi dipinti
Era una storia d’amore e d’amicizia?
Era poesia d’anarchia e di allegria?

Quella noce, con la vela a stecchino
prima che assorbano tutti i mari d’inchiostro
gheriglio, cocchiere di ragni imperlati

giungerà al cospetto imperiale.

Bambini, ci sorprenderà il buio.

© lino di gianni

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