Le arance degli invisibili


32. Le arance degli Invisibili.

Scendo dall‟auto, dopo trenta chilometri di buio, è mattino. Vado in classe, come tutti i giorni. Arrivano poco per volta, chi da solo chi in piccoli gruppi. Ci sediamo tutti intorno al lungo tavolo, neanche oggi sono riuscito a prendermi la sedia imbottita dell‟insegnante. Comincia a parlare Liban, che ha solo venticinque anni, ma già tre figli. Lui conosce solo guerra: in Somalia dura da quando aveva 5 anni, ininterrottamente. Parla come se recitasse un salmo, o i versetti del Corano. E mentre parla, ascoltano le donne velate che devono imparare a leggere.

Scandisce Liban, ciò che gli hanno detto quelli che lui chiama: i miei Fratelli. Dopo Rosarno, è ora di ribellarsi. Il popolo delle arance della Calabria ha detto basta. Basta allo sfruttamento, basta al razzismo. Ricordiamo agli italiani quando i meridionali immigrarono al Nord: volevano braccia, arrivarono uomini. Nella classe di adulti stranieri c‟è un silenzio attento. Come se Liban fosse il Muezzin, dall‟alto del minareto. Fanno si con la testa i giovani del Congo, scappati dalla miseria e dalla guerra per accumulare il Coltan, il nuovo materiale per cellulari. Liban continua a parlare, adesso anche la donna russa, abituata agli alberghi a 5 stelle, lo sta a sentire. Abbiamo deciso tre cose per renderci visibili e una grande apparizione per smettere di essere come le ombre nella notte nera.Nel tempo che rimane da oggi fino al 1 Marzo, mangeremo arance, tutti i giorni. Cominceranno quelli tra noi con la pelle nera, quelli che hanno acceso il fuoco nel grande camino che ci brucia. Poi via via, si uniranno i popoli con la pelle e la fede d‟altri colori. E mangeremo pomodori, tutti i pomodori, fino a farli sparire. E ogni giorno alle 17, in tutti i luoghi in cui saremo, inizieremo a correre, per rendere visibile la nostra esistenza. Quelli di noi che potranno, correranno, ovunque.

Io ero ammirato, pensavo al suo italiano, molto migliorato, e stavo per dire qualcosa, e intanto dicevo si con la testa a Graeme, l‟australiano maestro di tango, al gruppo dei cinesi che si stava facendo tradurre dalla più brava. Stavo per dire, Forse-cominciamo-adesso-la lezione? quando la suora del Kenia, ridendo, contagia tutti con la sua allegria, e muovendo le gambe ossute come per un ballo, dice: E il 1° Marzo, in questo Paese, tutti renderanno Grazie al Loro Dio. Sciopero di tutti gli stranieri. A mezzogiorno guarderemo il cielo, e ci sarà anche la nostra Luna .rosarno_arance

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