L’obolo stanco


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L’obolo stanco

In fragranza di reato
Nemmeno più sollevano lo sguardo
Camminano nelle nicchie obbligate
Non riconoscendo che poche cose note

Lo sguardo ottuso di chi esegue
Il suo lavoro con acrimonia
Verso sé e gli altri
Lo sguardo feroce di chi sottopone
A piccole intimidazioni per il suo ruolo

A tutto questo, nulla può
Il lenitivo della scrittura
Osservare le stelle raccogliere foglie
Seminare sguardi curiosi di conoscere il mondo

Le mareggiate d’inverno portano piccole morti
Accettate come oboli all’Occidente
Il linguaggio del corpo è l’unico che ha conservato
L’evidenza di verità e i traffici magici
E rituali confermano ciò che tutti temono
Essere diventati androidi a cui si cambia
solo la Sim, per un altro gestore

Rimane solo l’evidenza segreta di chi
vede i tulipani blu fiorire e sfiorire
Nel breve tragitto dal letto alla luna
non sapendo mai se ne seguirà
la rassicurazione di un’alba
(lino di gianni) 31/10/2015

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