A mio padre


A mio padre, che non sapeva
leggere, come potevo spiegare,
cos’era una (poesia)

gli regalavo un trapano nuovo,
spendendo soldi, e lui mi
rimproverava, dicendo
(questo, usato, lo trovavo per
5 lire)

figuriamoci come potevo dargli
parole senza oggetti, rime senza
scopi, svoli senza cibo

poesia, per lui, era
pasta e broccoli con le acciughe
(e aveva ragione)

e dunque, lasciate stare, per favore,
le parole di poesia, che tanto non serve
una pila per illuminare i sogni
chiusi nei cassetti

lasciate stare, perché se in casa manca,
poniamo il detersivo, o puta caso, la carta igienica,
ecco-si-quello-sì che è (grave)

ma la poesia, per favore, cosa vuoi che
conti, dire al tuo innamorato
sai, ieri ti ho sognato?

in data di adesso, pochi minuti fa?

lino di gianni

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