Mario Luzi


Mario Luzi

Il pensiero della morte m’accompagna tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo di primavera irrita i colori,
stranisce l’erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impermeabili punge le mani secche, mette un brivido.

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo che in un turbine chiaro porta fiori misti a crudeli apparizioni, e ognuna mentre ti chiedi che cos’è sparisce rapida nella polvere e nel vento.

Il cammino è per luoghi noti se non che fatti irreali prefigurano l’esilio e la morte. Tu che sei, io che sono divenuto
che m’aggiro in così ventoso spazio, uomo dietro una traccia fine e debole!

E’ incredibile ch’io ti cerchi in questo o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci. Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste. L’amore aiuta a vivere, a durare
l’amore annulla e dà principio. E quando chi soffre o langue spera, se anche spera, che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte, ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

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