La poesia vera, non è mai ecumenica


La poesia vera, non è
mai ecumenica

La poesia vera, non è
mai ecumenica, non rassicura
non consola, non è un bel
centrino da ricamare, con
l’immaginetta di complemento

Poesia, è quel che non riesci a
Dire, è il dolore che cova silenzioso
In petto, è l’ansia che ti prende
Di non arrivare in tempo, di non finire
Di vedere qualcosa

La poesia non ha mai vestiti presentabili,
è un barbone, è un operaio, una ragazza
senza lavoro che si adatta a qualsiasi
cosa, di un mese, di poco tempo

Ci sarebbe da costruire un paesaggio,
con la poesia, a saperlo fare
Qui il pontile, col legno impregnato di
alghe e sangue di pesce, il pesce di quando
c’erano ancora veri pescatori sui barconi
Là il mare, quel mare vero che qualche
volta si risucchiava i pescatori,
per mettere in chiaro chi comanda

Io non so scrivere di poesia, non so
costruire un mare, un pontile
e nemmeno una barca per andare
a pescare

Solo disegnare la linea per due occhi,
e seguitar a leggere, ora qui, ora là
come fosse un’onda, ma piccola
dimenticata

(lino di gianni)

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