Le lanterne della memoria


woman with a japanese lantern, lillian matilda genth

 

 

 

 

 

 

 

Ero dietro, ero ragazzo
la moto si inclinò
e io mi bruciai la gamba
fu tanto fu poco?
la cicatrice ancor mi onora

Guidava mio padre, ma la colpa
non fu sua, ma dei binari del tram
incerti nel rimaner paralleli

Sono quei fatti eroici, che si
portano dietro i maschietti
come quando fui investito,
incredibile a dirsi, da una
bicicletta.

Mi ricordo sdraiato
che guardo la ruota che gira
il tipo che sta in cielo
e mi pesa sulla pancia.

Io mi rialzo e rido
come fosse stato un gioco,
d’accordo ero piccolo
si prendeva tutto per scherzo.

Fu lo stesso anno
della vincita di mio padre
l’unica della sua e nostra vita
un biglietto di lotteria
comprato dalla panettiera
quelli con pochi numeri
che si vedono quanti rimasti.

Una cassa di marmellate e fruttini
e pelati e caffè
sembrava tanto magari era solo poco
e’ rimasta nel ricordo,
come se non fosse nemmeno un gioco

E’ bizzarra questa cosa, del tempo
che passa come fosse fulmine,
un anno non dura che qualche mese
e con annunci di cui già si conosce il gusto
e con terrore pensi alle ripetizioni
dei settembre inizio lavoro
dei natali delle pasque delle estati
col caldo e l’obbligo delle vacanze

E invece queste bolle di sapone
del passato che ti scoppiano
silenziose, aggraziate, con una
risatina mozartiana, quasi una piccola
sarabanda Hendeliana.

Ah, se non ci fosse la musica,
a tenerci vivi
lino di gianni

 

Informazioni su linodigianni

www.linodigianni.it
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3 risposte a Le lanterne della memoria

  1. Lam ha detto:

    Ah, non ci fosse musica…sarebbero ricordi legati agli altri sensi, non meno pregnanti, certo, a volte quasi nel sangue impressi,tatuati in pieghe di pelle, ma senza capacità di speranza e rinascita che dà il suono, solo il suono.(Bella.)

    • linodigianni ha detto:

      si, la musica non ha bisogno di traduzioni, però alcune musiche devono essere pazienti, prima che incontrino i loro uditori

      • Lam ha detto:

        Non è la musica a dover portar pazienza. La pazienza è compito del buon uditore, quando, appunto, è vero uditore. La musica non sa cos’è la pazienza, insegna semmai la costanza della permanenza – o della regola, per coloro che non temono questo termine 🙂

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