17. Rumenta


 

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Mi devo essere persa. Si, dico, io dovevo andare dritto in fondo,
e poi a destra e poi, ecco lì, doveva esserci la stazione.
Lavori in corso? No, lo so. Come dicevo, mi sono persa.
Mi capita spesso, fin da piccola, io correvo sicura di andare in un posto e invece…

Ehi, ascolta bene.
Non è che ho bevuto, o altro.
E’ che a volte, mi confondo con tutte queste scritte,
vai di qua, vai di là. Fai quello, non fare questo.
E poi, lo so, sono troppo grossa.

Si, non per cibo, non per troppo mangiare.
Ma perché il mio corpo trattiene tutto, diga insonne che draga i pochi umori che circolano.
Pesare oltre 120 chilogrammi, non è uno scherzo.

Nemmeno i miei cappellini rossi con piuma di fagiano, le mantelline alla Sherlock Holmes,
e cinque piani a piedi con la spesa, per vivere ancora. Non ho i soldi, per cambiare casa.
Prima facevo la commessa, poi non ce l’ho fatta più.

Non rispettavo i tempi: arrivo, partenze, pause.
Tutto per me era sudore, affanno, rossori e chiedere scusa.
Scusa dello spazio, scusa per vedermi, scusa per aspettare che mi muovessi.

Allora mio figlio mi ha detto, mamma, ti porto io via da qui.
Suonerò fino a guadagnare tanto, e troveremo una cura, e cambieremo casa.
Oh no, non è che mi arrabbio perché torna a casa tardi.

Lo capisco, deve suonare, è il suo lavoro.
No, a casa non può portar ragazze, anche se ha più di 28 anni.
Ma io gli dico sempre, trovati una brava ragazza, sposati.
Fatti una famiglia tua.

Io, per me, penso sempre a quand’ero ragazza e andavo a ballare
e sentivo la musica che mi partiva dai tacchi e saliva su per la schiena
e prendevo il primo uomo che mi voleva stringere e mi cominciava a girare la testa
e a mescolar luci di quella balera come fossero cubetti dentro la Vecchia Romagna,
un liquore alla buona che trovavi dappertutto, la bottiglia sempre quella, il di dentro si aggiungeva.

Io, per me, sono sempre la falena attirata dalla luce.
Rinchiusa in questo bozzolo enorme che è il mio corpo vorrei
tessere fili di seta dai colori seducenti.

Perché tutti potessero vedere e dirmi, balla ancora, Rabadàn, bella come sei.

 

* rumenta, in piemontese= cose inutili, da buttare
*rabadan, in piemontese= cose inutili, di poco valore

 

tratto da ” In villa nel cartone” ( Racconti d’estate ) di Lino Di Gianni

 

 

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