10. Rosso Schiele


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10. Rosso Schiele
Stava guardando un quadro, quando la notai.
Vidi dapprima la sciarpa, di un blu indaco,
di quelle che fanno solo in India o in Africa,
colorando a mano certi capi, fissando i colori in un bagno di soda.

Poi, sotto uno spolverino casuale, vidi dei lampi di un rosso carminio,
soffocato quasi, annegato dal corpo della donna. Una donna alta, magra,
gli occhi fortemente bistrati, un colore innaturale circondava gli zigomi,
quasi la seta del vestito lo illuminasse di riflesso.

Se avessi una figlia, mi piacerebbe diventasse così. Mi disse, guardando me, e il quadro.
E la chiamerei Amaranta.

Io non seppi cosa dire, non ho mai avuto i riflessi pronti.
Credo che dissi solo, è un quadro stupendo, per non essere sgarbato.
Lei rimase delusa, dal mio non essere all’altezza, da non aver saputo afferrare l’attimo dato:
un ponte di opportunità che aveva fatto affiorare dalle mani di un artista.

Finsi concentrazione, mi spostai oltre, lei fece due passi e non la vidi più.
Oh, per quanto tempo, rimasi lì.
A pensare, a immaginare le cose andare diversamente.
Se io per esempio avessi saputo dirle, signora, questo quadro
non è all’altezza della sua bellezza, con lei così vicino.
No, oppure:

Signora, le sue parole mi hanno fatto capire quanto profondo possa essere il…
Eppure, pensavo, lei mi ha parlato, ha fermato tutta l’energia dell’Universo per dirmi,
ecco, approfitta, unisciti alla rotazione dei pianeti.

Il custode mi invitò a uscire, una leggera pioggia sembrava annunciare un autunno imminente,
nonostante fosse il mese d’agosto. Poche macchine, qualcuno si affrettava,
qualcuno preparava il suo letto di cartone. La foto della dama di Schiele ora si animava,
nella mia testa, e appariva quella donna incontrata e subito persa.
I miei passi erano di chi fa lo stesso percorso per arrivare a casa,
ma non andavo a casa. Che cosa mi restava, in fondo, di tutte le cose immaginate?

Un quadro, un colore, delle parole.
E un‘ossessione, la stessa di cui si liberava il pittore, ogni volta.
tratto da ” In villa nel cartone” ( Racconti d’estate ) di Lino Di Gianni

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