Un tè curdo


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Un tè curdo.

Appena sotto la linea dell’acqua
il mondo di prima
le voci che chiamano, il dolce
dei giorni di festa

e sopra, invece
il mondo di oggi
dove ogni parola va strappata
e masticata e guardata a vista
come fosse clandestina
perfino nella bocca

lo spazio, nel mondo di prima
non ha bisogno di nomi
qui, ogni cosa ha un tempo
più lento, come fosse
nascimento di stupori
per bimbo,
ma troppi
di seguito
fanno anche spavento

mi ricorda Pinìn che andava
in città, col dialetto patois
che parlava alle vacche
con signorilità, nel mondo
di prima
e in quello di oggi costretto
con le signore
ridotto al silenzio o alle
poche parole in quella lingua
anche per lui
straniera

appena allineata, con la riga
dell’acqua
un po’ dentro, il mondo dei suoi
un po’ fuori, nel suo mondo nuovo

c’è una ragazza curiosa
che arrosisce
che studia parole come fossero
biscotti da mettere via
che lava i vestiti, accudisce
bambini
che ha in mente una meta
e ne cerca le strade.

Testarda, non rinuncia
alla gentilezza,
del suo sogno

e io ammiro
con tenerezza
le tante cose
dei suoi primi
diciotto anni.

18 gennaio 2013                lino di gianni

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Una risposta a Un tè curdo

  1. lino ha detto:

    quando , ieri la ragazza ci ha offerto il te curdo, stavamo leggendo 3 versioni diverse della storia di cappuccetto rosso..qui la versione italiana, raccolta da Italo Calvino
    La finta nonna (a cura di Italo Calvino) – La versione italiana

    (Abruzzo) Una mamma doveva setacciare la farina. Mandò la sua bambina dalla nonna, perché le prestasse il setaccio. La bambina preparò il panierino con la merenda: ciambelle e pan coll’olio; e si mise in strada.
    Arrivò al fiume Giordano.
    – Fiume Giordano, mi fai passare?
    – Sì, se mi dài le tue ciambelle.
    Il fiume Giordano era ghiotto di ciambelle che si divertiva a far girare nei suoi mulinelli.
    La bambina buttò le ciambelle nel fiume, e il fiume abbassò le acque e la fece passare.
    La bambina arrivò alla Porta Rastrello.
    – Porta Rastrello, mi fai passare?
    – Sì se mi dài il tuo pan coll’olio.
    – La Porta Rastrello era ghiotta di pan coll’olio perché aveva i cardini arrugginiti e il pan coll’olio glieli ungeva.
    La bambina diede il pan coll’olio alla porta e la porta si aperse e la lasciò passare.
    Arrivò alla casa della nonna, ma l’uscio era chiuso.
    – Nonna, nonna, vienimi ad aprire.
    – Sono a letto malata. Entra dalla finestra.
    – Non ci arrivo.
    – Entra dalla gattaiola
    – Non ci passo.
    – Allora aspetta -. Calò una fune e la tirò su dalla finestra. La stanza era buia. A letto c’era l’Orca, non la nonna, perché la nonna se l’era mangiata l’Orca, tutta intera dalla testa ai piedi, tranne i denti che li aveva messi a cuocere in un pentolino, e le orecchie le aveva messe a friggere in una padella.
    – Nonna, la mamma vuole il setaccio
    – Ora è tardi. Te lo darò domani. Vieni a letto.
    – Nonna ho fame, prima voglio la cena.
    – Mangia i fagioletti che cuociono nel pentolino.
    Nel pentolino c’erano i denti: La bambina rimestò col cucchiaio e disse: – Nonna, sono troppo duri.
    – Allora mangia le frittelle che sono nella padella.
    – Nella padella c’erano le orecchie. La bambina le toccò con la forchetta e disse: – Nonna, non sono croccanti.
    – Allora vieni a letto. Mangerai domani.
    – La bambina entrò in letto, vicino alla nonna. Le toccò una mano e disse:
    – Perché hai le mani così pelose, nonna?
    – Per i troppi anelli che portavo alle dita.
    Le toccò il petto. – Perché hai il petto così peloso, nonna?
    – Per le troppe collane che portavo al collo.
    Le toccò i fianchi. – Perché hai i fianchi così pelosi, nonna?
    – Perché portavo il busto troppo stretto.
    Le toccò la coda e pensò che, pelosa o non pelosa, la nonna di coda non ne aveva mai avuta. Quella doveva essere l’Orca, non la nonna. Allora disse. – Nonna, non posso addormentarmi se prima non vado a fare un bisognino.
    La nonna disse: – Va’ a farlo nella stalla, ti calo io per la botola e poi ti tiro su.
    La legò con la fune, e la calò nella stalla. La bambina appena fu giù si slegò, e alla fune legò una capra.
    – Hai finito? – disse la nonna
    – Aspetta un momentino -. Finì di legare la capra. –Ecco, ho finito, tirami su.
    L’Orca tira, tira e la bambina si mette a gridare: – Orca pelosa! Orca pelosa! – Apre la stalla e scappa via. L’Orca tira e viene su la capra. Salta dal letto e corre dietro alla bambina.
    Alla Porta Rastrello, l’Orca gridò da lontano: – Porta Rastrello, non farla passare!
    Ma la Porta Rastrello disse. – Sì, che la faccio passare, perché m’ha dato il pan coll’olio.
    Al fiume Giordano l’Orca gridò: – Fiume Giordano, non farla passare!
    Ma il fiume Giordano disse: – Sì che la faccio passare, perché m’ha dato le ciambelle.
    Quando l’Orca volle passare, il fiume Giordano non abbassò le sue acque e l’Orca fu trascinata via. Sulla riva la bambina le faceva sberleffi.

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