Locos



Mentre la fila dei locos attendeva
di guardare, sfiorare, il cadavere santificato
io dissi detesto la riga nei pantaloni, le camicie stirate
i calzini appaiati, e anche l’odore di rose dei
miracoli.

Accarezzo un gattino per quanto io non ami
i gatti, giustamente indipendenti ed anarchici
e non voglio corromperli
amo la fiducia sempre tradita dei cani
più chiari nell’essere zio tom
o selvaggi o compagni dei giorni.

Qualcuno crede ancora che la poesia
si scriva sotto ispirazione, che le poesie le scrivano
i poeti, che le carte in cui sono raccolte
si possano poi mettere anche nei cioccolatini.

Io penso che per scrivere
non ci sia mai il momento adatto, solo la possibilità
di raccogliere flussi che passano
e ogni tanto qualcuno
rilascia una bolla, un respiro
che se sono pronto, cerco di acchiappare
come farfalla sul labbro.

 
30 aprile 2008         lino di gianni

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