Non una di più: (fermare il femminicidio)


basta al femminicidio
( con la complicità di madri e l’omertà degli uomini)

Come è possibile che continui
la mattanza come il tonno
in scatolette
una moglie, o fidanzata
uccisa per volere indietro
il corpo dell“ amore”?

Questi uomini, tutti d’un pezzo
che si schifano, fin da piccoli
se per caso, non sia mai,
qualcuno meschino avesse
a chiamarli froci
con che disinvoltura
passano poi, a fare a pezzi
quella che
ha osato toglier loro
la proprietà di una donna

si perché, per questo genere
di cosiddetti maschi
ancora il mondo si divide
in quello che è la mamma,
e poi tutte le altre.

la mamma, dicono, è sacra,
la donna invece, pure se
madre dei tuoi figli,
si sa: ci vengono i grilli
per la testa, ci vengono
le voglie di far girar le palle
allora muoia Sansone, con tutti
i filistei.

quante madri sono state disattente
e hanno allevato un maschio
che è finto tenerone
per le cazzate che non contano
e il giorno che è nato il figlio a questi maschi
capaci che giocavano a calcetto

questi omicidi compiuti sulle donne
da parte di chi, in apparenza,
era loro più vicino,
non son follie impreviste
non sono raptus di pazzia:
questi uomini sono bombe
emotive innescate
che capiscono solo
che la donna gli toglie il loro onore
se te ne devi andare, lo decido io
sono o non sono chi porta i pantaloni?

proteggere le donne, stanziare soldi
subito, educare al confronto
al valore del diverso da te

questi uomini sono bambini folli
che non tradirebbero mai
una partita a calcio
ma si portano il coltello
per improvvisare vendette:
sono soli, poveri e dementi
mettiamoli in condizione
di non nuocere a sé e agli altri.

tacere su questo dolore, avvelena anche te
cominciamo a dire insieme,
che è ora di smettere
( non una di più)

23/10/ 2012 lino di gianni

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Una risposta a Non una di più: (fermare il femminicidio)

  1. linodigianni ha detto:

    1. Chiediamo che venga introdotto il reato di Femminicidio. Con le specificità che ciò comporta.

    Chiediamo che si agisca concretamente sul piano dell’educazione, della prevenzione e della tutela.

    2. L’educazione riguarda la sfera culturale collettiva. Il problema della violenza sulle donne è culturale, sociale e investe tutti.

    E’ necessario educare gli educatori alla cultura e al rispetto per ogni alterità a partire da quella di genere.Che la trasmissione della conoscenza preveda in ogni momento la trasmissione e l’educazione al rispetto reciproco e al valore della libertà di essere uguali e diversi.
    E’ necessario educare i genitori.
    E infine è necessario educare i ragazzi.

    Dobbiamo cambiare la grammatica dell’esistenza. Dal maschile plurale si passi nei libri come nel quotidiano alla somma delle donne e degli uomini, delle ragazze e dei ragazzi. Fin dalla nascita. Ovunque: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, sugli organi di informazione.
    Non è difficile, basta volerlo.
    Educare la società, come anche informarla. Sui numeri come anche nei comportamenti da correggere.

    Chiediamo che si agisca sui mezzi di comunicazione e sulla pubblicità con una legge di rispetto e di tutela della persona e del corpo, che aggiri le accuse di bigottismo e separi con maturità e consapevolezza la libertà di espressione collettiva e individuale dal necessario valore da dare all’immagine della donna e dell’uomo.
    Per far sì che le donne e gli uomini tornino ad essere soggetti della vita e non oggetti mercificati in una collettività ridotta a clienti.
    Perché dai pezzi di corpo che vediamo tutti i giorni ad ogni ora e ovunque è sottilmente e pericolosamente facile passare ai corpi a pezzi. E perchè i bambini ci guardano.

    3. Prevenzione.
    Chiediamo che la prevenzione si attui in ogni livello: educando le forze dell’ordine e mettendo in rete tutte le informazioni connesse alla tutela e all’aiuto delle donne in pericolo.
    Chiediamo, e questo si può fare subito e a costo zero, una giornata di sensibilizzazione nelle scuole, per comunicare, in ogni ordine e grado degli studi la cultura del rispetto. Per istillare in modo semplice, chiaro ma perentorio la complessità e il valore estremo dell’essere diversi, e la condanna di ogni violenza, sempre e comunque, per qualunque motivo, senza attenuanti (follie, raptus, gelosie, atteggiamenti, modo di essere o di vestire…), senza se o ma.
    E che si comunichino le informazioni essenziali in caso di pericolo.
    Forse molte donne non sarebbero morte se avessero saputo che con una semplice e gratuita telefonata potevano accedere alle reti antiviolenza che sono presenti in ogni città. Ci sono, agiscono, ma le ragazze e i ragazzi non lo sanno. Come anche molte donne. Basta una locandina perenne nella bacheca di ogni scuola per veicolare informazione e consapevolezza.

    4. Tutela.
    Chiediamo provvedimenti in merito alla tutela. Oltre alle azioni legali e giuridiche da mettere in atto per tutelare le donne in pericolo chiediamo un supporto finanziario e istituzionale ai centri antiviolenza. Alle forze dell’ordine, agli operatori sociosanitari e ai presidi sociali collettivi, intensificando la formazione degli operatori e la messa in rete delle attività e dei servizi.

    E infine chiediamo a voi, a noi, di non abbassare mai l’asticella dell’attenzione, di mutare il nostro linguaggio, di non lasciarne passare mai una, di interrogarci sulle parole, sulle azioni, persino sulle battute, per trasformarci tutti quanti in presidio educativo permanente, perché tutto ciò potrebbe accadere anche a noi e ci riguarda in prima persona come donne, uomini, mamme, papà, sorelle, fratelli, amiche o amici.

    Per aggredire da dentro la legittimazione e la rimozione collettiva che oggi c’è nei confronti della violenza sulle donne. E il disinteresse come anche la mancata informazione sono facce della rimozione.

    Coordinamento Antiviolenza 21 Luglio
    Palermo

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