Civette euclidee


di ciò che rimase,
la notte con radi passi,
la goccia che scandiva,
il motore,
nessuno disse niente

un passante si fermò
accanto alla rosa,
un gatto attraversò,
la vicina di sopra
iniziò a camminare
sul pavimento,

forse sul lago le piccole
onde pretestuose
accentuavano le proteste,
tra i grigi e i verdi
inghiottiti d’umido,

prima, prima che i robot
replicassero percorsi,
parole, lavori,

io ero là, dove un rumore
ancora aveva il senso di
una presenza

5 ottobre 2012                 Lino Di Gianni

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