Mora di rovo


 

 

 

 

 

 

Lo sentirono ancora
dire un nome,
con la poca voce rimasta.

Poi, rimase a fissare fuori
dalla finestra.
Come aspettasse la pioggia,
o il ritorno del cane,
i salti e l’uggiolare di festa.

Sul tavolo, un cestino di frutta
mischiata a dei fiori
una bottiglia di vino ancora
chiusa e del pane affettato,
delle bucce di salame mangiato.

Nessuno avrebbe indovinato
quanta energia richiedeva,
ogni giorno, ritrovare
i nomi di tutti gli oggetti,

quelli usati e quelli nuovi
e staccare da ciascuno di essi
quell’eccesso di vita
rimasto impigliato,
mora di rovo distratto,
àncora della barca
in attesa.

7 agosto 2012                                                         lino di gianni

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