Monti, la voce del bancomat


 

Quando vai al supermercato,
e guardi,
cosa compra la gente,
ti arrabbi.

Per risparmiare, con
la vita dura,
comprano al prezzo più
basso.
Senza guardare qualità,
gusto, salute.

Se vai al mercato,
la qualità la paghi,
e i pomodori
li paghi quattro volte
tanto.

E’ quasi una guerriglia,
sottaciuta, nascosta,
non dichiarata
tra chi compra e chi
vuol chiudere gli spazi.

In famiglia, si fanno
i conti con il lavoro
che salta, o quello
precario, quello
che non troveranno
neanche, i figli.

E, da quell’altro
mondo della Luna,
si attardano a parlare
di spending review
e non tagliano,
non tagliano,
nessuna spesa al loro
status di privilegiati.
Anzi.
Elogiano ancora la
bellezza del lavoro che cambia
e della precarietà senza
pensione.

Siccome veniamo
dagli anni del Buffone
che ha governato
con nani e ballerine
tutto ci sembra meglio
perfino queste sacrefeci.

Ma da dove han tirato fuori,
questi furbi esemplari
di sepolcri imbiancati
che il più furbo sembra
un robot, di quelli
che fa la voce del bancomat
e ti dice: “
I tuoi soldi son finiti,
e adesso, son cazzi tuoi”.

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