Foto di gruppo rivoluzionario in un interno (aperto il balcone) 1.Racconti dell’ Ostello


Foto di Francesco Calabrò

1. I Racconti dell’ Ostello ( al Conte Rosso)

Nel solito angolo di lavoro, tra il chiosco dell’acqua e l’ingresso del supermercato, Omadiu vegliava.
Mica per niente, ma doveva capire in tempo a chi chiedere soldi e chi evitare.
Con qualcuno rideva, si scherniva, due passi avanti e due indietro, in attesa dei soldi.
Qualcun altro invece no, sapeva che era bastardo, che lo avrebbe rifiutato e preso a male parole.

Ma stasera, c’era qualcosa di insolito: elezioni, vincitori.
Di solito festa vuol dire tutti contenti di offrire da mangiare e da bere.
“ Ok, vediamo” si disse “ il tempo is nice”.Dire così gli ricordava la Nigeria.
Appena una pioggia sottile, una piccola collana di perle del cielo che sulla pelle di Omadiu neanche si fermava.

C’era gente sotto i portici, nella bella piazza medievale, sotto i portici. Omadiu vide arrivare l’uomo della fotografia.
“ Il sindaco, il sindaco” dicevano le voci delle cavallette.
Aveva un grosso vaso stretto tra le mani, il neo-eletto sindaco, poco prima di scivolare e cadere pesantemente per terra.
Omadiu guardò le facce, pronto ad aiutare.
“ No problem, no problem” diceva la testa di Omadiu, vedendo l’uomo rialzarsi e le vecchietta accanto a lui commentare”.
Poverino, ci teneva ad arrivare coi fiori”.

Scrivi, uomo- pensava Omadiu- mai tenere le mani impegnate quando cammini, perché prima o poi cadi, e ti serviranno. Oh, se ti serviranno.

“ Andiamo in aula consiliare, a festeggiare”
“ Su settemila votanti, abbiamo preso 3200 voti!”
“ Allora il denaro non è tutto, in questo paese: pensa che l’altra lista ha offerto 800 cene, ma gliene sono ritornate sotto forma di voto solo 500. Ah ah ah..hanno pure sbagliato i conti”

Le voci che Omadiu sentiva scivolavano su di lui come animali in libera uscita nella foresta.
Ora poteva mangiare le torte, parlando con la sua insegnante di italiano.
“ Ehi, tu sei diventata famosa. Ti ho vista sul gionale che ballavi col sindaco. (Posso assaggiare un po’ di vino?)

Quella gente, piaceva ad Omadiu.
Non sembravano far caso, a lui.
Si sentiva festeggiato, senza sapere perché.
Qui, nessuno avrebbe chiesto il permesso di soggiorno.

E poi, aveva sentito che erano contenti perché un prato poteva rimanere libero di crescere i fiori. Area Riva, si chiamava.
Pensava, mentre guardava qualche donna bionda per farsi una fotografia da mandare al paese.

“ Omadiu, disse una voce amica, questo paese ha bisogno anche dei tuoi occhi e della tua intelligenza, vedrai che troveremo un lavoro anche per te”.

“Si, pensava, Omadiu, io posso fermare i treni veloci, che voi non volete. Posso chiudere col nero del mare di notte tutte le gallerie che non volete.
Solo, per favore, non fatemi più andare, di sabato presto, davanti alla chiesa, al mercato.
Anche a me, ogni tanto, piace alzarmi tardi”.

Accanto al pozzo della piazza quattro uomini si fanno fotografare
dietro una bandiera.

 

 

 

 

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4 risposte a Foto di gruppo rivoluzionario in un interno (aperto il balcone) 1.Racconti dell’ Ostello

  1. Ángeles ha detto:

    Chiudiamo col nero di mare di notte tutte le gallerie che non vogliamo!!!! Mi piace, questo Omadiu.
    Come hai fatto a sapere che i colori della foto sono i preferiti degli anarco-insurrezionalisti seduti sul bordo del pozzo della piazza medievale della Città A Un Solo Corso?

  2. linodigianni ha detto:

    intuito, mujer..intuito e un riporter professional:-)

  3. Cinzia ha detto:

    Che bel posto,quasi, quasi mi trasferisco lì…

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