dal mio libro di racconti” Carlin”lotte operaie in bicicletta


 

1. Odalengo, mele a Porta Palazzo

 

 

Io, per me, vendo mele a Porta Palazzo. Al mercato piccolo, quello sotto la tettoia. Non quello grosso, della frutta e verdura, dove comprano a casse. Dove il banco te lo montano i ragazzi marocchini. Dove ci sono molti cinesi che vendono vestiti. No, tutta quella confusione, non potrei sopportarla. Qui, la maggioranza sono piccoli contadini che portano frutta, fiori, verdura dei propri campi. O cosi dicono tutti. Poi, certo che ci sarà chi compra patate al mercato di Canale, e le vende come sue.

A me, per vivere, bastano piccole quantità. La mia pensione è poca, 700 Euro, al mese. Poi faccio lavoretti, e insomma, va bene cosi. A proposito, il mio nome, per chi vive in Piemonte, non fa una bella rima.

 

Mi chiamo Odalengo. Non è che son ricco di famiglia. Più che altro, mio padre voleva darmi il nome del nonno. E mia madre, venuta da un Sud di fame e ignoranza, disse

“ No, chiamiamolo come il paese dove stiamo”.

 

 

( Che poi a me, da bambino mi chiamavano Piccolo, essendo la frazione minore chiamata così. A mio cugino, è toccato Odalengo Superiore- povero, chièl lì.) A questo banchetto del mercato incontro i clienti, al mattino. E anche qualche amico, viene a mangiare il suo sanguis con il salame cotto tagliato spesso, o con i peperoni e le acciughe. Vicino al mercato c’è la trattoria Valenza, una vecchia piola. A volte ci incontro Rocco, un maestro che lavora con gli extracomunitari.

(Ma lui si arrabbia se li chiamo così. Io rido, e dico “ Ah, i Mau Mau,  come voi terroni che siete venuti al Nord..) Ma nesuno dei due se la prende. Ci conosciamo da troppi anni. Sa che io rispetto tutti quelli che lavorano e si fanno i fatti propri. Per me, passi lunghi e ben distesi, solo se porti rogne.

Altrimenti, mi piace quando vengono a contarmela. Mi piace prendermi il tempo. Offrire una mela rossa, piccola, gustosa e profumata di vigna. E guardare se , a chi mi parla, viene l’occhio che ride. Son soddisfazioni, ascoltare. Come Rocco, oggi. Che non riusciva a capirsi con una ragazza cinese. Lui voleva darle un passaggio. Lei non capiva. Lui a disegnare la pianta della città. Mi tenevo la pancia dal ridere, a sentir Rocco che diceva:

“ Sai, dopo tutto quel parlare, lei diceva sempre si.

Poi ha iniziato a camminare, ed è uscita

Io mi son nascosto in classe, che non sapevo piu che fare, con tutta quella confusione.”

 

http://www.lafeltrinelli.it/products/9788891013262/Carlin/Di_Gianni_Lino.html

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