24. Non c’è nulla che non puoi fare


 

 

24. Non c’è nulla che non puoi fare

– dal libro di racconti ” In villa nel cartone” di Lino Di Gianni.

anteprima
Sono cresciuta da genitori normali, ma io sono sorda. O non udente, come cercano di farmi dire. Una malattia infantile, e sono diventata cosi. I miei genitori non avevano l’assistenza sanitaria gratuita e così non sono stata curata. Non sono mai riuscita a farmi capire, non ho mai imparato il linguaggio dei segni. Il mio mondo è sempre stato come una grande distesa d’acqua, io con la testa un po’ sommersa e questo silenzio che soffoca ogni riflesso.
E attendo il pescecane.
Ogni tanto arriva, attratto dall’odore. Io sono paralizzata, come quando non capisco e il panico mi immobilizza. Gli altri parlano, dicono, e io sono nel mare blu. Ho visto un’altra donna sorda come me, come parlava veloce con il linguaggio dei segni, il suo modo di creare parole e frasi con movimenti delle dita rapidi e fluidi era ipnotizzante. Ma io no, i miei genitori pensavano fosse da persone inferiori e mi hanno messo sempre in scuole per udenti. Tutto quello che so, l’ho imparato attraverso il linguaggio, che è più importante per me del cibo e dell’acqua. Solo così mi sento umana.
Quando mi sento ferita, entro nel mio mare scuro, e muovo la pinna e spalanco la bocca e a volte mi fanno pena e rimango ferma altrimenti di ciò che afferro non rimane che una sola scia di sangue. Mi piace fare il gioco di nascondere la mia sordità e se sono allegra rido e dico frasi che non so con una voce che non sento. Quando i loro occhi non si spalancano capisco che per qualche minuto li ho ingannati e la superficie dell’acqua non si è increspata. Allora mi trucco, con calma, e respiro, perché stavolta il silenzio è giusto. Adesso cerco di scrivere, di dar voce alle persone che ho dentro, di farle ridere, gridare. Non voglio più, temere il pescecane, perché come diceva mio padre, non c’è nulla che non puoi fare!

 

 

 

 

 

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2 risposte a 24. Non c’è nulla che non puoi fare

  1. Ángeles ha detto:

    Chissà se quei “genitori” sanno di questo tormento!

  2. linodigianni ha detto:

    già, chissà..
    . Allora mi trucco, con calma, e respiro, perché stavolta il silenzio è giusto. Adesso cerco di scrivere, di dar voce alle persone che ho dentro, di farle ridere, gridare

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