primo racconto, da in villa nel cartone


Isbn: 9788891012760

 

1. Palmira

 

 

I capelli stavano bene sciolti. E anche quella gonna, di un bianco a balze e fiori, con il giacchino elegante crème, faceva la sua figura. Certo, un filo di rossetto e un’ombra di cipria, per non apparire troppo scoperta dagli anni che passano. Ah, le calze, anche d’estate, le piacevano calde, in cotone robusto. Mi sembra di sentirla ancora parlare.

Eh sì, signora, ci son io, dietro di lei, mi metto in fila, guardi. Ah, l’ingresso giusto sarebbe di là? Lei dice? Ma perché avranno fatto due porte, allora? E poi guardi, con 600 euro di pensione, impossibile pagarne 400 di affitto, 35 metri quadri, una casa che cade a pezzi, altro che in Bassa Italia. Sa, al giorno d’oggi si buttano tante di quelle cose. Sapesse la verdura e la frutta che trovo, nelle cassette lasciate, in fine mercato a piazza Foroni. Facciamo perfino un favore, a raccoglierle, meno lavoro per i camion.
Comunque, al mio gatto, non faccio mancare niente. Sono tanti anni, che lo ritrovo sempre.

Lo stesso angolo, la medesima ora. E lui mi aspetta, inizia a miagolare da lontano, sapesse che caro.
Ben gentile a volermi offrire un caffè.
Come dice? Lei esce prima? Ah, va adesso al bar, per pagarlo, così lo prendo quando esco: ma che caro!

Guardi, in tanti, sa, mi avevano chiesto di sposarli.

Eh, si! In gioventù, non per vantarmi, ma a tanti ho fatto girar la testa. Aspetti, guardo un attimo se per caso… Sì, c’è di tutto in questa borsa. Toh, la candela che non trovavo, l’altra sera, quando è andata via la luce. Scusi, aspetti, una foto: guardi che vestito! Si usavano a pois, con i pallini grandi, col mio vitino da vespa e le scarpe americane che la sera, dopo i giri, sempre nella bacinella per spegnere i piedi.
Chi l’avrebbe detto, finire a guardare quel diavolo di un vecchio, già sposato Mariuccia, che almeno eredita la reversibile! Che in fondo, il problema, lei lo sa, è averceli i soldi per il proprio funerale.
Quelle cose che ti capitan così, oggi le gambe, domani il cuore. Mi ascolti, carissima: al giorno d’oggi non conviene un funerale. Per il costo della vita, per la crisi. Guardi, fosse gratis, mi farei persino bruciare, per farci un dispetto a quelli lì. Ma niente. Gliel’ho detto. Allora, piuttosto, faccio le ferie nella villa di cartone. Ma si, quella a Villa della Regina, non la conosce?

Sotto c’è il Po, le panchine appena pitturate e tutte quelle madamin di cartone che ti dicono: chiama qui, chiama là.

No, io non saprei a chi telefonare.

Poi, a dirla tutta, ci tengo alla mia privaci.

 

 http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=560149

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www.linodigianni.it
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Una risposta a primo racconto, da in villa nel cartone

  1. linodigianni ha detto:

    vIn villa nel cartone.

    Racconti d’estate

    Prefazione di Zena Roncada

    Edizioni Ilmiolibro.it

    Prefazione di Zena Roncada*

    Per Lino e i suoi racconti

    In villa nel cartone.
    Racconti d’estate, dice il sottotitolo, ovvero della stagione in cui le storie maturano più in fretta, si staccano dalle solitudini e rotolano come albicocche sulla tavola, complici le conversazioni libere e vaganti e la pigrizia del fare.
    Racconti d’estate, frutto di un’umanità che esce allo scoperto, con i suoi vissuti, o si lascia scoprire.
    In realtà, quelle di Lino Di Gianni, sono rapide incursioni narrative capaci di ancorarsi ad ogni stagione e ad ogni tempo: vanno dritte al cuore delle cose, indifferenti ai colori del cielo.
    Alludono, senza indugiare in descrizioni, ora al perimetro urbano di una grande città (che ha nicchie di grigiore e marciapiedi, mercati, sale d’attesa e case, soprattutto case, anche di cartone o umiliate dalle povertà), ora a luoghi indefinitamente lontani, collocati ai margini delle infanzie e dei miti familiari: tutti ‘orli’di un quotidiano che, attraverso i racconti, si individua perché prende nome, forma, sesso, età, lavoro, diventa persona e atto di parola.
    In villa nel cartone è, infatti, una costellazione di mondi narrati, minimi come i pianeti del Piccolo Principe o le isole dei mari del Nord: accolgono singole esistenze che, accostate, vanno a comporre un paesaggio dai contorni irregolari e precari, una umana geografia frattale, spesso frastagliata in “rumenta” e “rabadan”.
    Qui una storia equivale alla vita, che resta addosso alla maniera dei vestiti: è uno scorcio/busta per la spesa, in cui è possibile intravedere un sogno spiegazzato e un ricordo recidivo, un’abitudine che diventa mania e una croce da portare sulle spalle come l’amianto nei polmoni e l’allergia sulla pelle, o, ancora, una filosofia contenuta nell’agrodolce di un antipasto piemontese e in lettere non spedite.
    Raccontare, dare voce a queste esistenze è operazione delicata: occorre la pazienza della sosta e dell’indugio, la sensibilità/abitudine all’ascolto, la disponibilità a cogliere anche le domande inespresse, senza presunzione di risposta.
    Serve il silenzio solidale dell’accoglienza, che è privo di invadenza e di punti esclamativi: rinuncia a giudizi e a stupori e sceglie di essere poroso e penetrabile, tanto da diventare terreno di coltura di ogni seme di storia, che arriva con la sua parlata, con le sue pause e le sue ripetizioni, anche quando appartiene a chi è Invisibile.
    Lino Di Gianni non sottopone le parole a censure letterarie: le cerca ‘vere’, col senso della strada e della fabbrica, capaci di nominare e trattenere, corpose e umorali.
    A volte arrivano con fatica, “come muli inchiodati per le zampe posteriori”, a volte hanno la dolcezza dolorosa degli amori passati o del viola indaco della Provenza.
    Sempre più spesso sono parole-cose, “oggetti per ricordare”, che funzionano da ancore per la memoria.
    Portano in dote “fatti qualsiasi, neanche buoni per le sere che piove”, dice la modestia dell’autore.
    Non è vero.
    Costruiscono, piuttosto, storie comuni.
    Ha un senso alto e bello la parola ‘comune’: ci parla di una quotidianità lontana dall’eccezionalità, ma anche di coabitazione, di scambio, di condivisione.
    E allora piace pensare che le storie contenute in questo libro abbiano tale dimensione: dialoghino fra loro e con noi, nella rete corale del racconto.
    Siano di tutti e per tutti, come dovrebbero essere il pane e l’umanità.

    * Zena Roncada
    Ha pubblicato, per la SEI di Torino, Letterature e Antologie. Testi Idee e Percorsi, Istruzioni di volo, e Diari di bordo sono gli ultimi lavori, resi possibili da un solido team. Alice nel Paese delle meraviglie: cui ha dedicato saggi e un gioco ispirato ai meccanismi del libro.
    Di questo resta traccia in Carte Semiotiche e in Quaderni Aretini.

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