In villa nel cartone- Racconti- Lino Di Gianni


Prefazione di Zena Roncada*

Per Lino e i suoi racconti

In villa nel cartone.
Racconti d’estate, dice il sottotitolo, ovvero della stagione in cui le storie maturano più in fretta, si staccano dalle solitudini e rotolano come albicocche sulla tavola, complici le conversazioni libere e vaganti e la pigrizia del fare.
Racconti d’estate, frutto di un’umanità che esce allo scoperto, con i suoi vissuti, o si lascia scoprire.
In realtà, quelle di Lino Di Gianni, sono rapide incursioni narrative capaci di ancorarsi ad ogni stagione e ad ogni tempo: vanno dritte al cuore delle cose, indifferenti ai colori del cielo.
Alludono, senza indugiare in descrizioni, ora al perimetro urbano di una grande città (che ha nicchie di grigiore e marciapiedi, mercati, sale d’attesa e case, soprattutto case, anche di cartone o umiliate dalle povertà), ora a luoghi indefinitamente lontani, collocati ai margini delle infanzie e dei miti familiari: tutti ‘orli’di un quotidiano che, attraverso i racconti, si individua perché prende nome, forma, sesso, età, lavoro, diventa persona e atto di parola.
In villa nel cartone è, infatti, una costellazione di mondi narrati, minimi come i pianeti del Piccolo Principe o le isole dei mari del Nord: accolgono singole esistenze che, accostate, vanno a comporre un paesaggio dai contorni irregolari e precari, una umana geografia frattale, spesso frastagliata in “rumenta” e “rabadan”.
Qui una storia equivale alla vita, che resta addosso alla maniera dei vestiti: è uno scorcio/busta per la spesa, in cui è possibile intravedere un sogno spiegazzato e un ricordo recidivo, un’abitudine che diventa mania e una croce da portare sulle spalle come l’amianto nei polmoni e l’allergia sulla pelle, o, ancora, una filosofia contenuta nell’agrodolce di un antipasto piemontese e in lettere non spedite.
Raccontare, dare voce a queste esistenze è operazione delicata: occorre la pazienza della sosta e dell’indugio, la sensibilità/abitudine all’ascolto, la disponibilità a cogliere anche le domande inespresse, senza presunzione di risposta.
Serve il silenzio solidale dell’accoglienza, che è privo di invadenza e di punti esclamativi: rinuncia a giudizi e a stupori e sceglie di essere poroso e penetrabile, tanto da diventare terreno di coltura di ogni seme di storia, che arriva con la sua parlata, con le sue pause e le sue ripetizioni, anche quando appartiene a chi è Invisibile.
Lino Di Gianni non sottopone le parole a censure letterarie: le cerca ‘vere’, col senso della strada e della fabbrica, capaci di nominare e trattenere, corpose e umorali.
A volte arrivano con fatica, “come muli inchiodati per le zampe posteriori”, a volte hanno la dolcezza dolorosa degli amori passati o del viola indaco della Provenza.
Sempre più spesso sono parole-cose, “oggetti per ricordare”, che funzionano da ancore per la memoria.
Portano in dote “fatti qualsiasi, neanche buoni per le sere che piove”, dice la modestia dell’autore.
Non è vero.
Costruiscono, piuttosto, storie comuni.
Ha un senso alto e bello la parola ‘comune’: ci parla di una quotidianità lontana dall’eccezionalità, ma anche di coabitazione, di scambio, di condivisione.
E allora piace pensare che le storie contenute in questo libro abbiano tale dimensione: dialoghino fra loro e con noi, nella rete corale del racconto.
Siano di tutti e per tutti, come dovrebbero essere il pane e l’umanità.
* Zena Roncada
Ha pubblicato, per la SEI di Torino, Letterature e Antologie. Testi Idee e Percorsi, Istruzioni di volo, e Diari di bordo sono gli ultimi lavori, resi possibili da un solido team. Alice nel Paese delle meraviglie: cui ha dedicato saggi e un gioco ispirato ai meccanismi del libro.
Di questo resta traccia in Carte Semiotiche e in Quaderni Aretini.

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Informazioni su linodigianni

www.linodigianni.it
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Una risposta a In villa nel cartone- Racconti- Lino Di Gianni

  1. falconieredelbosco ha detto:

    Mi piace tanto questa prefazione.

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