Commissario Incantos- racconti- 2. L’uomo che ride


“ E meglio che la lasci perdere, Vito, che poi finisci sempre nei guai”. Ma i consigli del benzinaio il commissario non li ascoltava quasi mai.

Il commissario vide la donna allontanarsi in direzione della piccola stazione dei treni, e pensò che doveva usare di più il treno: era un ottimo luogo di incontri.

Fece ancora qualche giro a piedi, poi andò a sedersi in quello che considerava il suo ufficio permanente: un bar con la vetrata sulla piazzetta antistante la stazione. Qui poteva leggere, scrivere, telefonare, ricevere i suoi contatti personali.
Stava ancora girando il caffè, quando arrivò al suo tavolo un signore che aveva incontrato qualche volta per strada, davanti al distributore pubblico dell’acqua.
Si sedette, lo salutò, e iniziò a parlare, pulendosi le spesse lenti. Cominciò, come si conviene, osservando che la neve quest’anno tardava. Creava un piccolo risucchio, in finale di frase, che rendevano non del tutto comprensibili le parole.
Eppoi il commissario, cominciava a manifestare una certa sordità, anche se affrontava la cosa con fatalismo.
Ma quando ad un certo punto si accorse che l’altro aveva alzato la voce, per richiamare la sua attenzione, si concentrò, vedendo l’uomo dilatare un poco le pupille, come se volesse assorbire tutta la luce che arrivava dalle vetrate.
“ Perché lei lo vedrà, se le capiterà di incontrarlo. E’ un uomo freddo, e cattivo. Tiene molte armi in casa sua, e sono sicuro che non esiterebbe ad usarle, come quella volta che gli capitò di ferire un rumeno che protestava per il mancato pagamento.
Lui mise tutto a tacere, lo sanno tutti.”
“ Perché mi dice queste cose, mi scusi? “ lo interruppe Incantos.
Continuava a mettere e togliere l’orologio dal polso, ora gli dava fastidio, ora necessitava del peso e dell’ora, per distendersi.
In casa sua aveva un orologio in ogni stanza, perché voleva sapere sempre quanto tempo esattamente passava, quanto ne restasse.

“ Mi scusi, non mi sono neanche presentato, mi chiamo Balthazar, Balthazar Puig, e vorrei che mi aiutasse a ritrovare mia nipote.
Ho ragione di temere che sia stata rapita, e che in questo c’entri l’uomo di cui parlavo prima.”
Suonava mezzogiorno, pensò il commissario, bisogna pensare per tempo a cosa mangiare. Ma il secondo, più inopportuno pensiero fu: chi diavolo è costui, e che vuole da me?

 

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