Circo Otamo- Racconti- 15 – La battaglia delle mosche


Stamani Chouette raccontava alla sua amica Tortuga la sua epica lotta con le mosche.
Tortuga, un po’ ascoltava e sorrideva, un po’ sonnecchiava..
Ecco il racconto di Chouette.

“LA MIA LOTTA CON UNA MOSCA. DI QUELLE GROSSE!!!

Allora: a casa mia c’è da qualche tempo un “golpe” promosso dalle mosche.
Non si sa come mai a Novembre-Dicembre ci siano delle mosche a queste latitudini;
fatto sta che ci sono. Intontite e disorientate, ma ci sono.
Io penso si sia creato un subclima nel cassettone della finestra del bagno, perché è da lì che escono. Ho già messo un nastro sigillante e spruzzato uno spray di “Raid”.

Ecco, un raid è quello che fanno in gruppo ste maledette!
Stamani, mi è arrivata una insistente e… dove è andata a cacciarsi?
Sul monitor del portatile, poi sulle porte usb del portatile e, poi – e ancora- sulla chiavetta!!!
Naturalmente, non potevo spruzare l’insetticida (sempre a portata di mano) su meccanismi così delicati
Allora, con l’aiuto del suo disorientamento, ho spostato con cura il pc (lei ne era attaccata alla luce e al calore),
e ho spruzzato un casino di insetticida sulla coperta, riempiendo anche i cuscini, etc.

È deceduta solo dopo che sono riuscita a metterla supina!
Insomma, adesso sto lavando con detersivo, bicarbonato, candeggina e Napisan la coperta, il piumone, il cuscino (un altro l’ho buttato via).
La stanza puzza di Raid e ho aperto le finestre e tutta la roulotte(che freddo!).

Il tutto sembrava fatto da un gattino felpato visto che il pagliaccio Ilario dormiva, e non si è svegliato.

Corbezzoli… ho le mucose nasali che sanno di Raid. Mi sono perfino esaltata mentre scuotevo il pc per farla cadere sulla coperta, proprio per questioni di principio: o la mosca, o io! Avrei potuto utilizzare qualsiasi cosa per schiacciarla, ma mi fanno schifo!!!!!! La prima lavatrice è quasi finita…
Vado a respirare un po’ di latte dal naso, che è l’unica cosa che elimina questa specie di intossicazione!

questa parte del racconto è stata scritta    da Angeles Aguado Lopez

le parti precedenti sono visibili qui:

http://www.linodigianni.it/circo_otamo.html

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3 risposte a Circo Otamo- Racconti- 15 – La battaglia delle mosche

  1. linodigianni ha detto:

    un bello scritto del bravissimo scrittore Marino Magliani( che invito a conoscere) sulle mosche

    “Al mio paese, la morte delle mosche dipendeva da cosa faceva la gente. Se quel giorno le donne decidevano di prendere il té da Rafelina, ecco che a morire erano le mosche di casa di Rafelina. Non importa se le mosche erano nelle stanze o in sala o nel bagno, le mosche prima o poi si facevano un giro anche in cucina e allora Rafelina e le amiche le uccidevano. In cucina. Nella cucina di Rafelina, o di Nettina, o di Caterina, di Maddalin. Ma in cucina, perché al mio paese i padroni di casa facevano sedere gli ospiti in cucina.
    Mia madre era la donna piú buona che io abbia mai conosciuto, ma era una formidabile sterminatrice di mosche. Aveva imparato da sua zia. Sua zia Tillin, che chiamavo anch’io zia, ti parlava, seduta in cucina, e mentre diceva una cosa studiava le mosche. Non una, ma la posizione di tutte, il volo che facevano, se avevano scoperto del cibo, una goccia d’acqua, lo zucchero. Quando se ne posava una sul tavolo (era di legno con una tovaglia verdolina) lei preparava la mano sul piano, il palmo mezzo aperto e immobile, e seguitava a parlare. A un certo punto succedeva qualcosa e allora sapevi che la mosca era nel suo pugno. La catturava con un lavoro di sincronia, la mano si muoveva a rastrello e subito le quattro dita si chiudevano, ma poi la mosca veniva uccisa solo dal mignolo, schiacciata contro il palmo della mano, non premuta ma trascinata dal mignolo per un paio di centimetri contro la pelle dura del palmo della mano, finché il tatto non portava alla zia notizie di strutture compresse e devastate. Solo allora la mosca moriva. E chi stava di fronte alla zia lo capiva dai suoi occhi che cercavano nell’aria altre mosche.
    Non facevo troppo caso alle mosche, sapevo che erano da uccidere se lo faceva anche mia madre, però mi era chiaro quanta forza ci fosse in quelle bestiole. L’unico modo per ucciderle senza esagerare, senza calpesterale ad esempio, era esattamente quello, schiacciarle col mignolo e sentirne la fine. Sulla loro solidità avevo fatto delle prove. A forza di studiare i movimenti della zia Tillin e di esercitarmi ero riuscito a prendere qualche mosca, e un paio, al posto di schiacciarle, l’avevo sbattute violentemente al suolo. Come se un gigante alto un migliaio di metri e con delle mani grosse come un camion gettasse un essere umano dall’altezza di 500 metri su un pavimento. Entrambe le mosche avevano accusato il colpo ed erano rimaste immobili una mezz’ora.”
    http://www.alibionline.it/biblioteca/1734-marino-magliani-la-vita-delle-mosche-e-di-alcune-parole.html

  2. ferni ha detto:

    davvero belli questi racconti, Lino.

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