martedì, 21 aprile 2009

Dai segni consueti , dissi, in questa
di piazza, ci sono già stato.
Il tavolo fuori, la scritta, il selciato.
Manca forse la signora affacciata,
l’odor di caffè.

Non ricordo quelle ore,
giravo come
incantato.
Non avevo orari,
non parlavo con tutti.

Eravamo di corsa
per abbattere un muro.
Noi di qua, a toglier cemento.

Io contavo i fili d’erba
e la distanza
dalle zampe del grillo.

Erano giorni, quelli
che cadevano dritti
come cieli
dentro gli occhi di tutti.

Non potevi esser di meno
del filo orizzonte.

Come barca il destino
è partire
basta Ulisse, i telai
nottetempo usurati.

In questa giornata
che distanzia di poco
le punte maggiori
degli alberi
che ho sotto
butto zavorra giù dal cesto
della mia mongolfiera.

Accarezzo piano piano
il beccuccio dell’elio:

O lago, o vento
sulla rotta degli uccelli migratori,
le tue ciglia vicino vicino.

© linodigianni

sul mio sito , in ristrutturazione
si possono
prelevare altri scritti e poesie.

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Informazioni su linodigianni

www.linodigianni.it
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4 risposte a

  1. imaginaire ha detto:

    una sorta di volo che ti penetra

  2. sgnapisvirgola ha detto:

    La dedico a mio padre posso?

  3. linodigianni ha detto:

    sgnapi, ne sarei onorato

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