domenica, 29 marzo 2009

Di mani che non arrivano
a raccogliere fiori,
il carretto gira per ferro avanzato
O carta e cartoni buttati.
Di sguardi che non si sono mai fermati
tanto lo sanno che non gli spetta niente
Semmai avanza qualcosa
È sempre andata così.
Anche le sberle da piccoli venivano cosi
Come un giorno segue ad un altro
Le urla di fai questo,
il rumore secco delle nocche sulla testa, ingoia
e non fare quello che piange, non serve.

Che io dimenticassi

Che io dimenticassi il mare
che c’era tra noi, che spostassi
le nuvole, ogni singola foglia verde
e, in numero di quindici,
i richiami delle sirene.

Che , prima che il bicchiere cadesse
 a terra, sotto il balcone degli amori improvvidi,
io avessi già preso gusto e ansia
e amo fondo nell’apice della gola, mia,
con lo sguardo fisso.

Che tu, non mi sparissi davanti
che non smettessi di stringere
che  tu, continuassi nel ridere
dove io, stanco, avessi a interromperlo.

Che non fosse semplice
lo sguardo lontano
lo scoprimmo presto, la mano
nel posto vuoto, nell’ombra mancante.
Le stelle
Nel mare
Gemelle, di quelle che in alto
Seccavano al sole.

Informazioni su linodigianni

www.linodigianni.it
Questa voce è stata pubblicata in poesia, poesie mie. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...