rivolgendosi per l’ultima volta al giudice Thayer:
    « Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — io non augurerei a nessuna di queste ciò che io ho dovuto soffrire per cose di cui io non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui io sono colpevole. Io sto soffrendo perché io sono un radicale, e davvero io sono un radicale; io ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano […] »
  
(dal discorso di Vanzetti del 19 aprile 1927, a Dedham, Massachusetts)

I laghi di Rapolla, e Ninco Nanco.

Quando t’ho conosciuto mangiavi
pane e olive sulla terra spaccata
sotto l’albero del gelso.

La testa nel dolce,
gli occhi stretti,
peperoncini dell’aspro che secca sulla porta.

Anche il vino non ha grazia in quella terra.
T’affera in gola e ti stramazza, bracciante dei
boschi che han nascosto
briganti.

La pelle ancora non s’era aperta al sole
il fumo dei turc’-nill* saliva lento
spingendo i cafoni alle stalle.

Non mancava mai il pane
e il mazzetto di malva coi pomodorini appesi.

Ti rimaneva in gola una risata che non stava bene fare
una vergogna nascosta da
una cascatella di fagioli.

Se ti facevi la barba, era un mistero
di morte, con il piccolo sangue della festa.

Era un periodo di bestie, quello
che marcavano i fiati, nel prendersi senza pensarci.

Poi le corse erano lunghe, come i passi
ben contati.
Sei andato via insieme a Nicola Sacco,
il cugino di Foggia emigrato in America.

Il bosco non ha nascosto  più il capo dei briganti.
Di nuovo hanno ucciso Ninco Nanco, insieme
a Vanzetti.

© Lino Di Gianni
* turc-nill involtini fatti col budello di pecora, affumicati

Informazioni su linodigianni

www.linodigianni.it
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Una risposta a

  1. imaginaire ha detto:

    ogni giorno le istituzioni (o quelle che dovrebbero essere) compiono dei delitti efferati paradossalmente giustificati a motivo di protezione dei suoi cittadini

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