Canzone dell’arte pagana.

E mi piace dirti che là
di quanti ebbero  stentato coraggio
nessuno ci fu, ridevano prima poi sale e tremore
che portò via la testa mozzata del gallo vincente
spaccatogli il cuore con uno sperone
il veliero e le vele, nell’occhio riflesso l’onda  che cade

Raccolsi conchiglie, tre chiavi e una bibbia
sapevo d’istinto il calare dei venti, il male alle ossa
e i rimbombi da prua :
subimmo un attacco di scimmie
vedemmo dei fuochi, poi niente.

S’incurvò l’orizzonte, e l’ancora prese un abbaglio.
Io con perline e specchietti, loro frecce e coltelli.
Parlammo due lingue coi cavalli al galoppo.
Portammo del tifo, ricevemmo del cocco.

Due occhi di ghiaccio pensarono a tutto
mille occhi abbruniti tramontarono in coro:
indifesi ai diòscuri che venivan da Ovest
a nulla poterono Sacerdoti e pozioni,
fuochi e sacrifici.
Rimase una lingua meticcia, dei bambini incrociati
un odio a lungo trasmesso come fosse un segnale, notturno
d’una Terra affondata.

Informazioni su linodigianni

www.linodigianni.it
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Una risposta a

  1. Lucycy ha detto:

    molto bella…

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