L’uomo del treno

Per arrivare in tempo
sono partito che non era (ora)
forse il giorno prima, di qualche mese .

Mi aspettavi fuori, con la macchina accesa
mi hai detto solo un attimo, che passo in lavanderia.

(Scusa il ritardo, lo so che è tanti anni che aspetti)
mi ricordo da piccoli
ci siamo stretti forte, gli occhi più del pianto
la bocca come se corresse

"Quando saremo grandi
ricordiamoci il morso sul braccio
non cresceremo mai, veramente
e forse ci sposeremo"

(Ah, quanti giorni hai cantato alla luna
dicendo sono un gufo reale)

Per arrivare in tempo
ho colto una rosa del deserto
nel battito di ciglia
di una ragazza intimidita,
sotto il velo ancora latte berbero
e datteri in cammino.

Per arrivare in tempo
ti ho vista nascere
ti ho accompagnata a scuola
aspettando che diventassi la maestra

Ora apro il quaderno, mi siedo vicino al banco
ti scrivo queste poche righe, sperando che mi interroghi

Grazie ( che non sei cresciuta)
e riconosci le grida
dei cortili che ci inventammo.


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