Per cercare un senso, smarrito col passare del tempo, una donna ogni giorno, verso sera, andava a guardare le navi partire.Sognava di imbarcarsi, immaginava di partecipare a un ballo, incontrare l’uomo della sua vita.Poi, si perdeva nei suoi pensieri,nella nebbia della sera,in qualche lacrima ritrosa.

Un uomo vecchio sbrogliava le sue reti, fumando di tanto in tanto, osservando, silenzioso.

Una donna leggeva, chinata su se stessa, come dovesse partorire una speranza di nuova vita, attraverso la scrittura.

 "Il tempo sta cambiando" pensava tra sè , il vecchio marinaio.

I suoi viaggi ormai si limitavano a un giro del porto.

Aveva imparato che tutte le cose si muovono, e basta star fermi, per incontrarle.

A volte.

Che tutte le parole valgono meno di un gesto inatteso. A volte.

Nelle sue reti, che gettava di rado, qualche conchiglia gli ricordava il passato, le rare stelle marine i tempi della sua giovinezza.

Rimaneva curioso, pero’.Rimaneva vigile, in certo qual modo.

Non era finito il tempo di fare il giro della propria prigione, e se alle parole preferiva i piccoli gesti rituali, pure- ancora, gli piaceva intuire.

Quella donna, per esempio, che veniva a guardare le navi del porto: forse se avesse avuto un marito, diverso sarebbe stato il desiderio del viaggio? O ne aspettava il ritorno? E quando, in che momento i loro viaggi avevano preso rotte diverse?

Già, sognare una casa comune, un viaggio insieme, una com-passione.

Una capacità condivisa di immaginazione affettiva

Affacciato al suo lento battello, aspettando la sera, pensando alle reti, alle conchiglie dei ricordi, intravide nel fondo la promessa di una stella, non ancora adatta a condividere cielo e mare, ma presto..forse,non ancora..ma quasi.

 Si stava alzando la nebbia, il vecchio la sentiva nella ossa prima che salisse.

Vide arrivare la donna.Rallentò il movimento delle mani, il fumo uscì più lento nel sigaro, ormai prolungamento della bocca, baobab nell’isola dei suoi silenzi.

La donna era agitata,chiese dell’acqua,per favore.Un momento,ora guardo,a bordo devo averne.Mi sono persa,scusate, sapete dirmi l’imbarco per la "Erasmo"?

Si. certo-disse il vecchio- ma..è partita qualche ora fa.

Non dovevo partire, aspettavo una persona,sapete zoppica- ha una gamba di legno..l’avrete notata..spesso ride da sola, ha molti capelli e porta sempre con se uno strumento, un violino- Ditemi..l’avete vista?

La nebbia s’era alzata, il freddo era arrivato addosso come una coperta smessa.

Al vecchio marinaio, che prendeva tempo nel riporre le reti, scappò di pensare

"Dermagi, ch’a n’ ampicu gnun",si..peccato che non impicchino nessuno"

Quel libro,penso’ il vecchio Elias, devo smettere di leggerlo.Dopo, tutto cambia, e io ho bisogno di sapere sempre dove sta il mare, dove sta il cielo e la luna, le stelle.E questa donna, spersa tra le coperte di una stiva, in un battello all’ancora nel fondale del porto.

No, non mi convincerete a riprendere il largo, penso’ il vecchio, e una ruga in più si chetò sul suo viso, mentre le mani riprendevano lente ad aprire la pancia dei pesci, via la testa,dorme, si, dorme la donna.

E quell’altra, che leggeva sempre e parlava da sola?Ma forse non aveva già visto, pensò il vecchio, la solitudine affiorare anche nelle donne maritate?

Via, Elias, il tavolo è un tavolo, la sedia è di legno e il mio cielo sta sopra.

Ma guardate che vi hanno scambiato le mappe, avrebbe voluto dir loro, e gli scogli vi aspettano

Riprese a pulire il pesce,mentre il chiarore della lampada diventava piu tenue, la luce s’accedendeva nel globo nascente, e lui sentiva freddo, ma poco, come una promessa forse non mantenuta.

Nella sua bocca, smozzicate parole intralciavano il sigaro, la sua vecchia canzone degli angiporti" «Che Dio ti salvi, o Marinaro, dal demonio che ti tormenta! — Perchè mi guardi cosí, Che cos’hai?» — «Con la mia balestra, io ammazzai l’ Albatro!*

*per la ballata completa: Coleridge, Samuel Taylor

Le acque che contengono sale

Mm,una donna in acqua, fortuna che c’è bassa marea, pensò il vecchio.

Questo odore di sale ovunque mi ricorda che siamo immersi in mari più invisibili, con le loro maree

sotterranee, con flussi, onde che ci sfuggono

Non ci fosse il sale, bianco cristallino che si deposita, discreto sulla pelle, a ricordarcelo.

Non ci fossero quelli che si riconoscono a distanza, per essersi immersi e riusciti, deboli ma non vinti, chi saprebbe mai quanto la forza delle cose possa avere una indicibile musica fonda, dura greve?

Guardò , il vecchio gli animali a bordo del suo battello, guardo’ i vestiti lasciati dalla donna..si sporse a vedere la sagoma di un nuovo passeggero che attendeva, a riva..e gli scappò un po’ da ridere..

Si, patate,,oggi patate con sti pesci, Cristobal, pellicano fedele..

 

I monologhi del marinaio : una lucciola d’agosto

Sul mio battello posso star fermo,ci pensa il mare sotto di me a farmi muovere.Ma io rimango fermo, lì, in quello spazio limitato, ristretto, dalla cabina alla plancia.

Sempre collegato ai cambi del giorno, del tempo, senza rumori che mi impediscano di pensare, ricordare.

Non mi piace ricordare cose morte, senza energia conservata. Mi piace mangiarmi le mie alici sottosale, e sentirne ancora i guizzi che le carni trasmettono, il sale che trasforma in mare anche i giri interni delle mie vene.

Lavo la roba che indosso, due capi, mi cambio, ed è finità li. Non devo pensare all’ordine, ad essere presentabile.

Mi ricordo quel viaggio vicino Antalya, in Turchia, sul cacicco del turco che non parlava inglese, o italiano.

Mangiando il pesce alla griglia, sulla barca, ogni tanto una risata, tra i gesti.E poi il silenzio perfetto di nessuna lingua a mediare.

Solo gesti.Capirsi con pochi cenni, e bastare.

Loro no.Le donne( ah, ma non si puo’ generalizzare, io non sono unacategoria/diceva)

Parole, parole, frasi, concetti.

E il nucleo significante cadeva in acqua,a galleggiare come olio.

Non son stato sempre pescatore.Prima, studiavo carte, cartine geografiche. Cartografo.

Studiare le rotte, i fondali, segnalarli ad altri, stabilire simboli condivisi,(attenzione, zona di secca)

Ora viaggio ad intuito, sbagliando o azzeccando per caso.

Mi ricordo, quel negozio di merluzzi di Oporto.Uscì una vecchia signora, sciamana occidentale famosa.

Le chiesero, ci dica, per favore, sul finire della vita,cosa ha imparato, signora Francois Dolto, qual è la cosa più importante che ha capito della vita?

Lei si aggiustò gli occhiali, guardò il sole..sposto’ un po’ la sua ombra e disse" Ho imparato che quello che ci succede, nella vita, non conta..tutto dipende da come reagiamo.."

E sentirla fu come chiudere una lucciola nel pugno, tenere acqua in mano, con una conchiglia all’orecchio.

Informazioni su linodigianni

www.linodigianni.it
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2 risposte a

  1. anonimo ha detto:

    Al vecchio marinaio, che prendeva tempo nel riporre le reti, scappò di pensare

    “Dermagi, ch’a n’ ampicu gnun”,si..peccato che non impicchino nessuno”

    una curiosità: ma la frase del vecchio marinaio non è in piemontese? In caso affermativo, mi chiedo allora come fa un marinaio ad essere piemontese….

  2. linodigianni ha detto:

    eh, ci sono anche marinai di montagna, pugliesi di torino,italiani migranti..

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