La calata dei BarBari


Fu il giorno che  annunciava onde
e non c’era acqua tra le colline

le tue mani correre veloci e tenere i cancelli
mentre il vento precedeva a valle e
trasferiva tetti sui tuoi capelli.

Si tolse la corrente, perdesti voce e sguardo
ascoltai l’eco come da telegrafo (tromba, d’aria.)

Mentre il palazzo era percorso dai marosi
iniziasti a tremare insieme alla candela
solo la cera ti teneva ancorata
piuma, lattice -bambagia

Ah, avessi potuto deglutire
il tuo spavento
mi sarei mangiato gli orchi
sarei stato diga
e sabbia
tracimata
a calmar rimbombi

Mi hai detto : 
ho, 
pensato, 
a te.
Almeno dirti
tromba, d’aria

Sospesi, la mano del violinista verde
tu mi sollevi insieme alle colline,
ai palazzi.
Io cammino sul parquet
(e ti circondo con lo scialle
che cucirai quando sarai vecchia).

Lo scrivo qui, che sei compagna, a me.
E’ più che uno scritto che passa.

E’ uno sguardo che ripete
sfidando radici, colline
e la calata delle ciglia, quando mi dici di sì.

<!–

–>

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