Il cielo, il cielo era azzurro.
Di quel colore che ti sembrano occhi di follia.E le cicale, col sole che spaccava i sassi, sotto le zampe delle lucertole.
Il vecchio, con la coppola, mica era mai stato nei poderi.
Se li era giocati tutti, quei campi.
Scappato al Nord, solo con una bicicletta e la moglie che non l’avrebbe mai perdonato. E otto figli maschi, e una femmina- suora.

– Nonno, ma tu lo fumi quel coso?
  Eh, si capisce. Sparisce come acqua nel fosso.
_ Nonno, me lo dai qualche soldo che vado a comprare le requilizia, accsì mi fumo pure io a sigarra?
  E vabuono, accattati la requilizia, poi ti porto al cinematografo, coi romani, i leoni ,i schiavi: Spartacus
  ma tu mhai a promettere che quanno fai granne ti addevi imparare a leggiere e scrivere

Il figlio maggiore, Vito, fatto il militare al Nord, autiere.
Senza studi, ad aiutare nei campi, aiutare il ciabattino del paese, tanto per imparare un mestiere

S’era sposato una femmina istruita, aggraziata, sarta: i suoi di lei non volevano, il padre era uno sportivo delle maratone.
Se non me lo fate sposare mi butto dal balcone..disse lei. E tutti sapevano che l’avrebbe fatto, in quel Salento piu vero della Grecia

Monologo di Vito

Se prendi un ramo di salice, e lo bagni, ti faccio vedere io, che cestino, ti faccio.
Si, sul sugo ci devi mettere la ricotta tosta, si squaglia e lega pasta e sugo.
No, non so leggere, testadura, ho voluto andare subito a zappare la terra.
Ma il maiale lo so uccidere,e pure il vino.E se pianto l’insalata, quella esce.
Adesso siamo a Torino, io,mia madre, mia moglie e mio figlio piccolo.
Ho lavorato come ciabattino, come operaio, adesso mi sono comprato una licenza, compro e vendo scampoli in piazza.
Qui a Torino c’è la grossa fabbrica facis, io compro pezze intere, poi taglio e vendo i pezzi.
Le donne sanno tutte cucire. Si fanno le gonne, i pantaloni.
Abbiamo cambiato casa, da una stanza siamo passati a due, e mia madre s’è trovata una casa sua, vicino a noi, ma litigava sempre
con mia moglie.
Mia madre c’ha il diabete, la gamba che non si vuole curare la porterà a star male.
Mia moglie fa la pantalonista, taglia e cuce, ma porta troppo poco a casa, e io sono geloso.
Da giovane ero magro, i capelli all’indietro, un neo sul mento.
Adesso è cresciuto, quasi una noce di carne, dopo un po’ che rido, mi prendono per moro, e non la vedono più.
Mio figlio, o’ muparill(il mutino)si vergogna di me, che sembro un marocchino, che faccio amicizia troppo subito con tutti.
Dice che sembro il sergente Garcia, quello di Zorro.

Informazioni su linodigianni

www.linodigianni.it
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2 risposte a

  1. Blupy ha detto:

    Scrivi maledettamente bene, caro Linodigianni (bello il tuo nick: me lo spieghi?). Mi piacerebbe pubblicare qualcosa di tuo sul mo blog: gli Umani con cui nopi Animali ci comprendiamo sono tanti, e vorrei dar loro voce. Bello, questo post. La mia cara Umana ha scritto anche lei di suo nonno. Con commovente amore, come te. Poi ha cancellato il blog: ti manderò i suoi post. Non voglio perdere la tua passione: mandami tuoi scritti su di noi Animali: pubblico subito.
    arf. (e non è che faccio arf a tutti) Blupy

  2. linodigianni ha detto:

    grazie dei complimenti..per il nick, è semplicemente il mio nome,lino, e il mio cognome. di gianni

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