Emersero stancamente dalle mani dei lavavetri,
passarono nelle auto semichiuse.

L’occhio azzurro che aveva guardato l’ansa del pozzo
si fissò sulla ciabatta della vecchia :
i dialetti racchiudono gli orti, dovunque.

Bambini, donne, uomini
in libera uscita
come pioggia dopo l’affanno del caldo:
chi portò rosari da sgranare
chi calmò la tosse degli ultimi anni
chi costruì case, senza averne  per sè.

Il controllore chiese i biglietti,
si aprirono sorrisi e dopo il profumo nelle mani
ci fermammo tutti a bere il te
offerto alla stazione di servizio.
Diversa civiltà della campagna.

Una volta, stavano come meloni gialli
abbandonati nei campi
finchè qualcuno scoprì l’orario e le rotte.

Ci hanno messo in frigoriferi giganti,
a maturare fuori stagione.

Quando, potrò cucinare
e mangiare
senza che tu chieda
se da me c’è la terra
e il grano, e se sogno , quando ?

Lo so, non ti ricordi dove hai messo le chiavi.

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2 risposte a

  1. linodigianni ha detto:

    ehi, ritorna qualche solitaria..grazie della lettura:-)

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