Rose, io lavo le rose

Rose, io lavo le rose
pulisco le scale, osservo ragnatele
fino a che il ricamo catturi
una mosca

Ombre, io curo le ombre
porto il the a chi dorme per strada
aiuto le donne a portare la spesa
assisto i gatti nella neve d’inverno

Interstizi, io mi occupo di angoli
di spazi lasciati mezzi vuoti e mezzi pieni
senza sguardi, senza speranza
come la mente di certi migranti
che inseguono un nome, un paese, un soggiorno
e rimangono lì, nello spazio sospeso
tra un pensiero, una parola, un abbraccio che tarda

lino di gianni 12 Ottobre 2020

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Contadine di parole

Contadine di parole

Camminano di notte, o di primo mattino
riempiono strade di città dismesse,
il peso maggiore, è quello dei libri
A volte hanno un cane, o un gatto
qualcuna finanche un marito

Sorridono se c’è motivo, o per accoglienza
diffidano sempre, di chi ha parole di gomma
se ti siedi e cucini, ci si conosce un po’ meglio
Ma anche a dipingere, suonare, e perché no?
perfino a ballare

Difficile che scrivano poesia, magari la leggono
con una certa perplessità, ma poi pensano,
sì vabbe’, ma come vive, poi, questo che scrive?

lino di gianni. 12 agosto 2020

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Dei cieli delle donne, e di altre maraviglie

Dei cieli delle donne, e di altre maraviglie

Ci sono donne, che reggono Mondi
Si alzano presto, acchiappando la notte
per la giacca gualcita da stelle

Le bestie di stalla hanno odori acri,
l’urina frammista alle grandi cacate,
e il latte che preme nelle mammelle
ingrossate

Poi la terra, che ha sete di acqua
e reclama cure e costanza,
con incubi a grandine o marciume in eccesso

Bisognerà anche pensare al cibo per desinare,
restituire la cura al seme germogliato, al fiore
diventato patate o pomodori o cavoli a cielo aperto

In questa preghiera giornaliera le mani del corpo
delle donne rintuzzano le pretese di invecchiare
e tagliano le unghie alle streghe della morte,
quelle che fanno passare la vita, ad alcuni
a scrivere i numeri dei soldi degli altri

Le donne muovono mani nel corpo
della terra, degli animali,
del cibo e delle nascite
e attirano il cielo
(su di noi)

lino di gianni. 10 Agosto 2020

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l’ascolto gentile

L’ascolto gentile

Non è finita la lotta di classe
solo si è iscritta
all’albo dei Mutamenti
sono cambiate le lotte,
trasformate le classi

Un’amica premurosa
ha messo la testa
sul corpo dei bambini
in ascolto gentile come
nelle conchiglie si ascolta il mare

Se guardi con gli occhi,
vedi disperazione
se ascolti i battiti
capisci che i bambini
ci aiutano a crescere
nella giusta direzione

(Brava, che impari l’uso
dell’acquarello !)

lino di gianni 24/7/2020

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Fiori, case, forse silenzi

Fiori, case, forse silenzi

Coltivo fiori in spazi improvvisati
semino a casaccio e dimentico
cerco case difficili da raggiungere
qualche inseguimento di cane, pecore silenzi

Cancello tracce, biografie ricordi
il pericolo più grande è la memoria
attendo che svanisca la fedeltà del cane
si sveglia si addormenta basta la zuppa

Strappo le pagine dei libri che leggo
fuggo il veleno della scrittura
evito musiche rilasciate gratis
ne inseguo invano sulla mia chitarra
l’accordatura aurea a una frequenza
precisa come se da questo dipendesse
l’armonia di chi guarda senza nulla sperare

Lino Di Gianni

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Se il cielo

Se c’era una cosa che aveva imparato
per piccola, imprecisa- sfocata che fosse
E’ che i cieli possono cadere, se non trovano
Almeno Una, mano, che puntelli
L’ordito, il merletto di notte, lo strale d’azzurro

Quei bottoni luccicanti.

Ti può cadere nel bicchiere, d’improvvisoIl tuo cielo, la luna d’olivaAperitivo insperato, quasi un preannuncioDi sangue, un tramonto avanzato. Ci resti di sasso, con negli occhi

Come un vuoto da rimettere in sesto.
Dove il giornalaio, la strada, i cani a passeggio?
Gli operai sui tetti non chiedonoAltro che di spostare più in là

Quello strappo improvviso, cedimento di tela.
Nella trappola di un tempo senza più giorniAlternati loro han scelto di alzarsi,che le disgrazie gli passino sotto.

© linodigianni

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La sparizione degli alberi di gelsi

La sparizione degli alberi di gelsi


(covar semi col buio
e speranza con la brina)


Prima di lasciare questa
stanza, vuoti le tasche
oh, si! lasci tutto quello
che non è necessario, porti
solo il biglietto e aspetti

e io che in tasca avevo il
cavallo di legno delle giostre
visto solo una volta, mentre
girava
e io che avevo l’albero
di gelsi, quelli neri e
quelli bianchi,
dove solo ero come ebbro
e sporco di vino e di vaniglia

difficile sapere tutte le cose
che rimangono nelle tasche rivoltate,
quelle che solo svuoti
dopo che hai lavato
i pantaloncini

ancora mi manca il piccolo
palombaro trovato dentro
il tide e seppellito nel giardino
di casa, che poi era terra dura
calpestata

e di tutti quei cow-boy e indiani
che colpivo con l’elastico
inventandomi assalti alla diligenza
dove li ho lasciati?

lino di gianni

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Abbi cara ogni cosa

Abbi cara ogni cosa

Abbi cara ogni cosa
sia la nave lontana d’orizzonte
o il pacchetto di infuso di frutta
dal lontano Giappone lacca preziosa

abbi cara ogni cosa
l’alluminio che fonde e unisce l’acciaio
o uno sguardo rubato al corvo
sul davanzale che passeggia e becchetta

abbi cara ogni cosa
anche se non sembra anche se aspetti
la primavera cova a lungo i suoi profumi
per rilasciare d’incanto i prigionieri

abbi cara ogni cosa
chi si porta appresso un numero
con tutto il male dell’universo
eppure cammina ancora
fiore nuvola o ruscello
sa dove è il monte dov’è il mare
e questo è tutto ciò che serve

lino di gianni

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Sempre sia la buona sorte

Sempre sia la buona sorte

Sempre sia la buona sorte
che lascia continuare
chi lavora il legno,
chi racconta una storia
chi cammina nella notte oscura
Senza vera casa per ritorno
senza memoria del passato

Sempre sia la buona sorte
che faccia incontrare
le persone senza speranza
e quelle in attesa di riceverla
La casa del ritorno
ce la portiamo addosso
contiene tutto ciò
che abbiamo salvato

lino di gianni. 9 Aprile 2020

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Lavorare stanca

Lavorare la terra, richiede segreti
Conoscere se acida o salata,
se fertile o sterile
Andare a dormire pensando
al cielo di stelle, e al seme che
buca la crosta

Lavorare la terra, richiede dedizione
devi starci dietro come quando
allevi un bebè, che ora piange,
ora ha fame, e poi dorme, ma non sempre

E se viene la pioggia, che sia benedetta
anche le galline, curiose e sempre affamate
ti girano intorno e qualcuna fa l’uovo,
come per distrazione, o per dirti, buon giorno

Lavorare la terra, si guadagna niente,
come fare un figlio o tenersi un marito;
che tra piante, cure e malattie
e corri in cucina e lava di qua, e stira
si finisce che ti spezzi la schiena per zucchine
e patate e qualche filare di pannocchie a granturco

Ma io sono nata, con la terra,
forse una notte d’Aprile, quando i semi
son tutte promesse e le stelle ancora han
da ricamare, tra noi, speranze e sospiri

lino di gianni 9 Aprile 2020

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