Comfort zone

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Come se fossi dentro una bolla
costruita pazientemente negli anni
con le chiavi lasciate sempre in bella vista
(e l’ansia di smarrirle)

Per evitare paure, nuovi stress da presentazione
non tornare più all’età tragica dei vent’anni
quando tutto sembrava possibile e niente (in realtà)
realizzabile

E poi la bolla scompare, sparisce, scoppia
e la pelle sente l’ustione della nuova aria in circolo
ogni passo un rischio di caduta, eppure le architravi
sembravano a prova di terremoto

Come se fossi in un Nuovo Mondo
dove il confine tra esserci e sparire diventa
uguale alla decisione di aprire una nuova lattina di caffè
inseguendo l’antico aroma:

la coscienza della vulnerabilità, non perdona
come se fosse un nuovo ormone appena rilasciato
(in circolo) nella nostra complicata mappa di vita

(lino di gianni)

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Il sale d’acciughe

Gli occhiali
avvicinano di tanto
le parole

quasi un portare la vita
alle labbra
per mangiare

Andare
nei sentieri per vigne
con addosso ancora
il sale d’acciughe
trasportato dai pesci
conservandone i guizzi

pensando se perdo la memoria
il mondo scompare

(lino di gianni)0664 - ECHOS

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Orto confuso: piantine.1

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Piantine.1

Erano piantine quando le ho messe
una zolletta e una canna vicino
tipi diversi, per provare
persino una rete con corde e canne
peccato che l’erba incolta , in un mese
sia cresciuta a dismisura ricoprendo
tutto il terreno, le canne crollate
i pomodori pressochè sommersi
tanto da fare pesca subacquea
con le mani nel mare d’erba

lino di gianni

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Orto notturno

Orto Notturno

Nel campo notturno
le lucciole si affacciano al bordo
del giorno e la loro infinitesima
vita termina nella grande luce del sole

Le bave di rugiada tracciano perline
tra le piccole piantine appena innestate
e le foglie di mais che promettono ancora
due o tre segrete pannocchie

L’umidità della coltre notturna distesa
ad avvolgere le rughe dell’argilla
inganna, con la sua promessa di soddisfare
l’arsura che verrà, né riesce a nascondere
la paura dei temporali smodati

Noi siamo come pomodori appesi a una canna
sbilenca, un po’ al sole, un po’ al vento
forse nutrimento da insalata forse passata da conservare

Tutto, meno che cadere a terra ancora verdi, sprecati

lino di giannivilla di Livia

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Ruberò poesie

Pessoa-copertina

Ruberò poesie, tanto non servono
a nessuno, ruberò poesie ma solo
quelle ancora da scrivere, quelle necessarie
sopravvissute, come un mal di denti che cova
o i dentini dei topi che segano le corde del pianoforte

Ruberò la carta, le emozioni i ricordi il momento
che uno decide di
l’attesa della testa nel presentarsi sola
davanti alla pagina vuota, con solo la linea
di fuoco degli occhi
con la mano sul cuore per sentirne aritmie
ruberò la parola, all’analfabeta
perché possa anch’io scrivere coi suoi silenzi

(lino di gianni)

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Mutamenti (work in progress)

 

Conto le stelle mancanti
scrivo dei giorni rimasti
(camminando) 
per dimenticare la strada
il cielo che avevamo immaginato
s’annuvola

si perde memoria dei quattrocento aerei americani
che in data precisa dell’agosto del quarantatrè
bombardarono Napoli, e distrussero il Monastero
di Santa Chiara

Scrivo delle stelle mancanti
conto i giorni consumati
a imporsi di sperare in vie nuove

Io è un altro che guarda

(lino di gianni)

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Avicenna

Esercizi di concentrazione.

Avicenna mise la camicia non stirata, si abbottonò, saltandone alcuni, e uscì.
Cercò gli occhiali in tasca, guardò il sole nel cielo e pensò ” Al mattino, le foglie..”

Camminando, vide un bambino, molto piccolo, appoggiato alla madre:
una cuffia con tre orsetti e la faccia da piccolo mongolo.
Teneva un biscotto sospeso e seguiva il volo di un singolo uccello.
Incerto tra il mangiare e il donare cadde per terra, e un poco cambiò anche il colore del cielo.

Si guardarono in faccia, gli adulti.
Si guardarono il bambino e l’uccello
e il cielo cambiò ancora configurazione.

Il suono di un violino sollevò una foglia,
il biscotto cambiò padrone

L’uccello trovo’ una madre, zampettando nei pressi.
Sull’albero, in attesa del volo
del nuovo bisogno di sperimentare i confini
ci fu un bimbo,con la faccia da mongolo,
un cielo acquisito
un orizzonte provato,
un falso movimento da ricordare.

lino di gianni 2005

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