La sparizione degli alberi di gelsi

La sparizione degli alberi di gelsi


(covar semi col buio
e speranza con la brina)


Prima di lasciare questa
stanza, vuoti le tasche
oh, si! lasci tutto quello
che non è necessario, porti
solo il biglietto e aspetti

e io che in tasca avevo il
cavallo di legno delle giostre
visto solo una volta, mentre
girava
e io che avevo l’albero
di gelsi, quelli neri e
quelli bianchi,
dove solo ero come ebbro
e sporco di vino e di vaniglia

difficile sapere tutte le cose
che rimangono nelle tasche rivoltate,
quelle che solo svuoti
dopo che hai lavato
i pantaloncini

ancora mi manca il piccolo
palombaro trovato dentro
il tide e seppellito nel giardino
di casa, che poi era terra dura
calpestata

e di tutti quei cow-boy e indiani
che colpivo con l’elastico
inventandomi assalti alla diligenza
dove li ho lasciati?

lino di gianni

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Abbi cara ogni cosa

Abbi cara ogni cosa

Abbi cara ogni cosa
sia la nave lontana d’orizzonte
o il pacchetto di infuso di frutta
dal lontano Giappone lacca preziosa

abbi cara ogni cosa
l’alluminio che fonde e unisce l’acciaio
o uno sguardo rubato al corvo
sul davanzale che passeggia e becchetta

abbi cara ogni cosa
anche se non sembra anche se aspetti
la primavera cova a lungo i suoi profumi
per rilasciare d’incanto i prigionieri

abbi cara ogni cosa
chi si porta appresso un numero
con tutto il male dell’universo
eppure cammina ancora
fiore nuvola o ruscello
sa dove è il monte dov’è il mare
e questo è tutto ciò che serve

lino di gianni

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Sempre sia la buona sorte

Sempre sia la buona sorte

Sempre sia la buona sorte
che lascia continuare
chi lavora il legno,
chi racconta una storia
chi cammina nella notte oscura
Senza vera casa per ritorno
senza memoria del passato

Sempre sia la buona sorte
che faccia incontrare
le persone senza speranza
e quelle in attesa di riceverla
La casa del ritorno
ce la portiamo addosso
contiene tutto ciò
che abbiamo salvato

lino di gianni. 9 Aprile 2020

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Lavorare stanca

Lavorare la terra, richiede segreti
Conoscere se acida o salata,
se fertile o sterile
Andare a dormire pensando
al cielo di stelle, e al seme che
buca la crosta

Lavorare la terra, richiede dedizione
devi starci dietro come quando
allevi un bebè, che ora piange,
ora ha fame, e poi dorme, ma non sempre

E se viene la pioggia, che sia benedetta
anche le galline, curiose e sempre affamate
ti girano intorno e qualcuna fa l’uovo,
come per distrazione, o per dirti, buon giorno

Lavorare la terra, si guadagna niente,
come fare un figlio o tenersi un marito;
che tra piante, cure e malattie
e corri in cucina e lava di qua, e stira
si finisce che ti spezzi la schiena per zucchine
e patate e qualche filare di pannocchie a granturco

Ma io sono nata, con la terra,
forse una notte d’Aprile, quando i semi
son tutte promesse e le stelle ancora han
da ricamare, tra noi, speranze e sospiri

lino di gianni 9 Aprile 2020

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Un folletto centenario

Un folletto centenario
con la voce di bambina
predica il silenzio
predica l’ascolto del battito
delle ali di farfalla

ha pudore della sua ombra
non impone ascolto
ma insegna a sentire L’universo
che puo’ essere Infinito
ma puo’ richiedere un corteo di formiche

un folletto centenario si aggira tra i bambini
gli unici che la vedono e che la sentono
per gli altri è una mendicante a cui negare attenzione
a lei sta bene così, perchè ogni giorno
porta le parole a prendere aria e respirare
e non le piacerebbe rompere il silenzio
o il canto degli uccelli

lino di gianni 8 aprile 2020

anziana 001
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C ‘aggia fa’?

C ‘aggia fa’?

Ma’, posso u-scire a compra-re il latte?
Nossigno-re, Pascali’, sta pericoloso

Ma’, è u pane, potessi accattare
nu stuzzo di pane, per favore, ma’? Eh, si?
Nossigno-re, u capisti che ce sta u coronna-viru, là fuori?

Chillo t’acchiapp e te fa’ muri’

Ma papà, perché iss pote jire
a travvagghiare a frabbica? Ah ma’?Perché?
Pascali’, statt citt..iss va pecche’ è carne da maciell

lino di gianni. Mercoledì 8 Aprile 2020

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La barca nel bosco

La barca nel bosco

Un bambino che guarda
una foglia per terra
semina emozioni,
piccolo ragno
che tesse la tela

La foglia ha
una fonte di origine,
l’albero che mangia l’aria
cattiva ed esala
sentimenti preziosi

L’ adulto, nel mondo Nuovo
dell’Incanto nascente,
è il custode del mormorio
delle piante, e consegna
le Chiavi al bambino
affinché impari il linguaggio
della fragilità:

tutte le emozioni bruciano
nella oscurità
della nostra breve vita
come scintille
di Stelle Cadenti
appese a un desiderio

lino di gianni

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